giovedì 19 gennaio 2017

Le malattie (finte?) dei figli e i film dei genitori



Cosa sarà successo?
Il calore del letto avrà dato vita al miracolo?
Giuro, stanotte si è pure svegliata per il dolore...e quindi?
Se la vedeste ora vi accorgereste di come lei sia in forma.
Per oggi resterà un mistero....


martedì 17 gennaio 2017

da una serie tv a una per niente seria riflessione

Ore 21,30: Marta è a letto, il marito fuori città, io mi fermo e dedico tempo solo a me. Ozio, disegni, tv, uncinetto, serie tv al computer!
Sì, quelle che non potrei vedere con lui, perché non sono il suo genere. O semplicemente quelle che mi ispirano in un preciso momento. Con lui visto ci concentriamo spesso su quelle d'azione, su quelle che ti fanno stare con il fiato sospeso, quelle mentalmente ingarbugliate.

Da sola invece mi dedico al mondo prettamente femminile; a volte ne sento solo l'audio, in sottofondo, mentre disegno. L'inverno scorso, mentre lui era non ricordo dove, è stata la volta di Orange is the new black, poi How i Meet your mother (che non ho terminato), Una mamma per amica, e in questi giorni Sex & the city.


E' leggera, ma a volte mi ha fatto riflettere sul mio essere donna, sul mio essere madre, sul mio lavoro (lavoro?).

Così, tra una frivolezza e un'altra, tra un paio di scarpe nuove e un abito, tra un'amicizia e un nuovo amore, ho pensato a me, alle mie amiche, ai miei rapporti; ho pensato che vorrei scrivere - o vignettare, che è meglio - un libro, ho pensato che ho tante amiche single con le quali il rapporto funziona bene, anche se notevolmente cambiato - ma questo con la responsabilità di tutte -, che avrei tante amiche mamme con le quali potrei fare tante cose, e invece...le tante cose le facciamo ognuna per i fatti propri. Che potrei sfruttare le giornate di nullafacenza per prendere un caffè in più con loro, o buttarmi a capofitto sul mio progetto.
Guardo e penso (oppure guardo e mi godo i cambi d'abito, che, devo ammettere, a volte trovo discutibili)

Penso. Come stamattina: ferma, perché ci sono giorni in cui testa e arti superiori interrompono i collegamenti. E' spesso colpa del cervello, smette di funzionare e si mette in sciopero...un giorno, poche ore, un paio di giorni...e stop! si disconnette. Tu lì che tenti disperatamente di combinare qualcosa, ma lui non ne vuole sapere. Non ne cavi nulla di buono.
Quindi stacchi anche tu e ti dedichi a altro che non preveda più di tanto uno sforzo intellettuale. Oggi è così (il disegno risale a due sere fa), sento persino di non riuscire a scrivere bene quello che vorrei, ma non voglio arrendermi.

Nell'attesa di una illuminazione ho svaligiato un negozio d'abbigliamento....
...scherzo! ho inviato il portfolio a una casa editrice, chissà!





SalvaSalva

giovedì 5 gennaio 2017

Le cose che vanno avanti

BUON ANNO!
Ora questa da dove se ne esce?
Ho abbandonato un po' il blog, ultimamente, ma giuro che è sempre nel mio cuore e nei miei pensieri. Ho solo avuto meno tempo. 
Sei diventata ricca?
Macchè, anzi!
Qua il conto è sempre in rosso, nonostante faccia tante cose, ma son tutte cose che non mi portano molto. Avevo cominciato una collaborazione, ma c'ho messo tre mesi e...niente, se ho messo in tasca 50 euro è pure tanto. Non so fare questo lavoro, non sono proprio portata, e non è questione di allenamento, non ho occhio - nonno, tu da lassù non dire che posso fare tutto, perché questa cosa proprio non mi riesce! -: ho fatto un'infinità di schifezze e pastrocchi che, al posto di agevolare e smaltire il loro lavoro, lo hanno ingolfato di più. Non è terminata, per ora è rallentata, ma credo dovrò darci un taglio. Eppure sembrava la situazione ottimale, come guadagno, tempi e postazione di lavoro. Per un po' ho avuto anche delle colleghe, ho ricominciato a prendere il caffè a metà mattina in compagnia, a sentire lamentele - tanto che mi sembrava di essere tornata indietro di tre anni, ai tempi della mia cooperativa: le dinamiche erano esattamente le stesse, con la differenza che qui giravano più soldi e non ci si lamentava almeno dei ritardi.

A parte questo, da settembre è nata una nuova collaborazione in stile Donnamoderna.Bambino: non so se lo so fare, ma scrivere mi piace tantissimo, così come disegnare e offrire qualcosa da me creata. Se volete mi trovate su Bigodino.it, e questa è la mia pagina di presentazione.

Continuo a disegnare anche per me, certo!
L'idea di mettere insieme prima o poi un libro di vignette di mamma e donna c'è sempre, e molti mi incitano a farlo. Devo solo dedicarmici con totale dedizione (certo, mica roba da poco!).

Continua la mia collaborazione con un gruppo di illustratori baresi, a breve si spera nascerà l'associazione.

Riprendono in progetti superfantastici con una mia ex-collega rincontrata nel momento in cui ho cominciato il lavoro di cui sopra sopra :-P Questi spero che in un modo o in un altro si possano realizzare...sono il sogno delle nostre due non più tanto giovani vite.

E poi...poi altro che vi racconterò più avanti ;-)





lunedì 7 novembre 2016

Goffa!

Quest'anno ne ho collezionati 4! non mi era mai capitato in un solo anno. Cosa? 4 colloqui di lavoro. 
Quattro colloqui in cui il ruolo (la figura ricercata) era essenzialmente lo stesso, il mio panico da prestazione identico, il momento della vita non tanto. 
Quattro colloqui in cui ti immagini di tutto: 4 luoghi estremamente imbarazzanti per la loro beltà, 4 situazioni in cui mi sono sentita sempre inadeguata, ma allo stesso tempo ho cercato di immaginarmi dentro.
Uno era fin troppo elegante, ma elegante nel vero senso della parola, chiccoso direi.
L'altro pulito, semplice, essenziale e piccolo, ma carino. Un altro stra-figo e moderno, giovane (troppo giovane forse). E l'ultimo altrettanto semplice essenziale e figo anch'esso.
Le condizioni di lavoro simili: full time, in sede. Uno, il più chic, non aveva orari: quando c'era da lavorare si lavorava, anche di notte se necessario. E a me sembrava di rivedere il mio vecchio lavoro, senza ordine, senza orari e senza giorni (tutti), con la differenza che qui lo stipendio sarebbe uscito, puntuale. Quindi son stata contenta non sia andata (mi sarei sentita in colpa a dire di no a una realtà così importante, ma avrei sentito altrettanti sensi di colpa a abbandonare quella che è la mia vita). Non ero la donna che faceva al caso loro, forse per tanti altri motivi. Comunque spariti, da gran maleducati (considerate che non li avevo cercati io).

Io? io essenzialmente son stata sempre così
...goffa!
Per quanto al primo di questa serie avevo scritto questo post, che mi dava una carica di autostima, dentro e a volte anche fuori ero sempre goffa.
L'inadeguatezza (e quindi la goffaggine da inadeguatezza) è una caratteristica che mi porto sempre insieme, in qualsiasi contesto della vita...SEMPRE! Credo mi accompagnerà fino alla morte, anche se dovessi seguire corsi su "autostima" o "come affrontare un colloquio di lavoro" o "credi in te stesso".

Il telelavoro ha dato una svolta: posso essere chi non sono normalmente perché tanto non mi vede nessuno (finché non mi chiederanno un colloquio via skype, e allora sarà la fine).
Goffa e imbarazzata, ecco come è Gab fuori dal blog, per la strada, davanti alle insegnanti e alle mamme, di fronte a chi conosce poco; goffa con chi ha 10 anni meno di lei o 10 di più.
Che ci posso fare? nulla, credo debba solo accettare con serenità e riderci su, sperando che il prossimo colloquio vada meglio. Intanto affrontiamo questa nuova settimana con un sorriso...goffo :-)

lunedì 19 settembre 2016

Da un selfie nascono fiori


Stamattina tutto è nato da qui: non dal disegno, ma dal selfie. Sì, da un selfie possono venir fuori varie elucubrazioni sulla vita e sul da farsi. Assurdo? No. 
Ora vi spiego la successione logica dei miei pensieri. 

Mi sveglio, nottata leggermente turbolente per via dell'ennesimo temporale - conseguente scambio di letti: lei con il papà e io nel suo -.
Colazione, occhi che non riesco a aprire come si deve. Mi sento gonfia e penso "ma come fanno quelle che di mattina sono già belle?". Indossano gli occhiali da sole, certo.
"Dai, Gab, magari è solo una tua considerazione di te. Prova a specchiarti o a guardarti nel cell...non sarà così tragica...". La realtà è che la mia immagine stamattina è veramente tragica. Come avrà fatto mio marito a salutarmi prima di andare a lavoro? Risposta: amore, solo amore.

Nel frattempo, per scattare o meglio guardarmi nella fotocamera del cell, ho aperto Instagram. Scorro la bacheca, mi ricordo che nella fiera della mia città questi giorni c'è "Il mondo creativo" e che ieri ho fatto un salto - veloce perché la non più nana voleva andare via -. Vado a cercare online le crafter che ieri esponevano. 
Meraviglia per gli occhi. Quanta creatività e lavoro. Quanta passione trasformata in business (perché ci vuole). Quanta bellezza e bravura. 
Ho fatto un giro e ho ammirato l'allestimento ben curato di queste donne, i loro sorrisi e le loro creazioni. Ho salutato Antonella di blogacavolo, con la quale non ci eravamo mai viste, ma avevamo comunicato via mail (e qui, una piccola parentesi per la mia patanità! faccia a faccia la mia timidezza viene fuori alla grande).
La Puglia è bella, gode di una natura spettacolare, di mille tonalità di azzurro, di tradizioni, centri storici che sono piccoli gioielli. La Puglia però sforna anche un sacco di talenti. Sarà il mare, l'aria, il calore, i profumi, l'alimentazione, la mancanza di lavoro...qui prendono vita menti dinamiche e produttive. 
Ho vagato su instagram e ho trovato un mondo che non conoscevo, ma sospettavo. Sono stata assalita da una ventata di aria fresca e da uno stimolo ad andare avanti e rischiare.
Ho pensato che posso fare di più, per me e per l'economia di casa.
Tutto questo da un paio di occhi gonfi in un sabato mattina e uno specchio. La bellezza irrompe ovunque, anche se noi non ci piaciamo.

Chiudo con la mia ultima "creazione": I quadrotti di Gab, una serie di quaderni quadrati della dimensione di un cd, disegnati e tagliati a mano.
Non ancora online, ma ordinabili (contattatemi se vi interessano).
Buon fine settimana! E che ogni giorno profumi di nuovo e bello, anche nelle più piccole cose.


 La domanda comunque resta: come fanno alcune donne ad essere così belle anche appena sveglie????
SalvaSalvaSalvaSalva

venerdì 9 settembre 2016

Routine sì. Routine no


Routine o no-routine, questo è il problema.
Penso che ognuno di noi ce l'abbia la propria routine, sia classica o alternativa.

Vivo una vita talvolta atipica rispetto alla massa, per via dei lavori che io e mio marito svolgiamo, che ci portano a stare insieme quando il calendario vorrebbe che si svolgessero altre attività - anche se, vi dirò, ultimamente sto scoprendo molte situazioni simili alla mia e non mi sento più un pesce fuor d'acqua (dovrei iniziare a frequentare di più i miei "simili"). Ho un lavoro senza orario fisso, uno di quelli che fa dire agli altri "ma veramente? e ti pagano per fare questo?". Un lavoro che a volte lavoro non è, è solo passione. Un lavoro che ti fa lavorare quando fuori è silenzio, che non ti fa litigare con i colleghi. Puoi restare in pigiama, o in mutande, mangiare e viaggiare contemporaneamente; essere in Brasile o a casa tua, è sempre lo stesso lavoro. 

La mia routine però c'è e è una certezza.
Le novità fanno parte della vita, il vivere alla giornata, attimo per attimo, dovrebbe essere la prassi. Ma quei piccoli punti "monotoni", quali la colazione quando tutti ancora dormono,  la cura del viso la sera, lo sport pomeridiano di mia figlia che mi concede un'ora d'aria con altre mamme - e quindi ritrovarsi in uno spogliatoio a chiacchierare -, o ancora il controllare la posta prima di sedersi a lavorare...queste piccole azioni e altre sempre uguali e puntuali mi danno un senso di sicurezza.
Un salvagente in un mare impetuoso o un po' increspato. Non so se le eliminerei; fanno parte della vita, della mia vita.  nello scombussolamento generale delle giornate sapere che ci sono dei punti fissi mi rende serena e rassicurata.

Sul Treccani la parola routine è spiegata anche come pratica, esperienza. Mi piace vederla così, oltre che come un'azione abitudinaria, uno svolgimento assiduo di un'attività che fa acquisire competenza [cit].
Bene, non so che competenza possa acquisire facendo colazione in tranquillità...forse imparare a godere dei piccoli momenti, ecco! In ogni caso non voglio affibbiare alla parola un senso negativo e questa definizione mi piace molto. Dalla mia routine imparo a pazientare, a andare piano, a prendermi cura di me. Quando la routine comincerà a starmi stretta sarà il caso di abbandonarla, perché vorrà dire che non mi starà dando tranquillità, ma mi porterà solo a essere ossessiva nelle azioni.

Ma le routine degli altri ci infastiscono? A volte credo di sì, perché rompono quelli che sono o non sono i nostri schemi; ci sembrano azioni che si susseguono in maniera assurda, a noi incomprensibile. Bene, nell'ottica di un significato positivo della parola, lasciamo che ognuno abbia le sue senza giudicare. Giuro che ci proverò! 

Questo post partecipa al blogstorming
http://genitoricrescono.com/tema-del-mese-la-routine/