giovedì 20 settembre 2018

Ritratti di famiglia (ma non solo)

E' da un paio di anni che mi sono lanciata nei ritratti - a modo mio aggiungerei - di famiglia.
Cominciati per caso: qualcuno ha visto i miei disegni online e mi ha chiesto un lavoro per il proprio blog. Qualcuno sotto il nome di Silvia Luppi (ecco il blog di allora).

Poi non so come, è cominciata una piccola produzione su richiesta: mamme di un gruppo di cui faccio parte, persone che si sono imbattute nella mia pagina facebook, passaparola.

Devo dire che mi diverte: ritrarre gente seguendo il mio stile, interpretando hobby, lati del carattere. Basandomi su foto o su considerazioni dei committenti; e mi inorgogliscono - lo ammetto -  la soddisfazione e i complimenti di chi apprezza il regalo. Immaginarlo sulla parete di un appartamento che non conoscerò mai, mi fa sentire importante. Poi...sicuramente meglio delle stampe di Ikea (che io per prima ho acquistato e espongo in alcuni punti della casa), volete mettere (tipica espressione di queste parti)?

Di artiste in gambissima, che realizzano ritratti di famiglia, ce ne sono molte. Una fra tutte (la cito anche perchè è delle mie parti, pur abitando a Milano, oltre ad apprezzarne i lavori), Adry De Martino, mia fonte di ispirazione nel cominciare a farmi pubblicità (certo, ho da imparare molto dal suo modo di curare la propria immagine e il proprio operato).
Ancora, vi cito Enrica Mannari, Irene RenonCristina Stashkevich, ecc. ecc. ecc.


Qui su ho riportato quattro ritratti realizzati nel corso del 2017. Sono stati tutti regali di sorelle a fratelli e amici, di mogli a mariti e amiche a amiche :-P

Perchè vi racconto questo?
Perchè se volete li realizzo su commissione anche a voi!

  • Come funziona?

Basta che mi contattiate alla mail gabriella.carofiglio@gmail.com, presentandovi,  fornendomi le indicazioni essenziali, raccontandomi un po' della vostra famiglia o della famiglia (o amici) alla quale volete fare il regalo.

  • Cosa mi serve?

Foto, oltre alle indicazioni di cui sopra. Foto, non necessariamente di gruppo; mi servono foto dei singoli componenti, che siano insieme o da soli non importa.

  • Come procedo?

Io realizzerò degli schizzi che sottoporrò alla vostra attenzione e, una volta definito il disegno, passerò al definitivo a colori e alla stampa.
Se avrete indicazioni o preferenze riguardo alla palette di colori (magari - chennesò - volete che si intoni tutto alla camera a cui è destinata l'illustrazione), sarò felice di ascoltarvi.

  • Di quanto tempo ho bisogno?
Se siete fortunati, riuscirò a realizzare l'illustrazione nel giro di una settimana. Questo vorrà dire che:
1) ho molto tempo libero
2) per una strana coincidenza astrale le bimbe avranno deciso di non dar fastidio
3) non ho altri lavori al momento

Tutto ciò però non è "fortuna" per me (salvo la questione bambine, ma quello è un altro discorso). Considerando che sono in continua attività, avrò bisogno di un buon preavviso (almeno un mese di tempo prima della consegna). Poi starà a me riuscire a anticipare i tempi e a rendervi felici.
Nel caso in cui vogliate portarvi avanti con i regali di Natale, non aspettate il black friday e datevi da fare! Potete commissionarmi i ritratti sin da ora.

  • Quanto costa tutto ciò?

Il costo del ritratto illustrato è di € 50,00, più spese di spedizione. Il costo di una raccomandata senza ricevuta di ritorno si aggira sui 6 euro circa, ma questo verrà definito, in base all'urgenza e quindi al metodo di spedizione, in fase conclusiva.

C'è la possibilità di aggiungere un passpartout alle illustrazioni; in questo caso il costo aumenterebbe di € 5,00 (generalmente lo faccio realizzare su misura da una corniciaia della mia città).
La stampa viene fatta su cartoncino liscio, A3, da 300 gr di peso.
E' possibile stampare anche su formati più piccoli. Il costo resterà invariato (in caso venga richiesto il passpartout, questo sarà incluso nel prezzo).
Se siete delle mie parti, potremo accordarci sulla consegna.

  • Come ti pago?
Il pagamento dovrà essere effettuato prima della stampa e dell'invio dell'illustrazione. Accetto pagamenti tramite paypal, ricarica postepay, bonifico bancario.

Facile no? Allora cosa aspettate?
Prendete la cornetta, Gabriella vi aspetta
:-*

mercoledì 5 settembre 2018

Pensieri sparsi



Pensieri sparsi

1) ho appena realizzato che Marta, sul sito H&M, è nella categoria "ragazza"....argh!
Ragazza, capite? RA-GAZ-ZA!

2) Questa seconda gravidanza mi ha lasciato sbalzi ormonali devastanti, a ridosso delle mie cose: niente più traccia di seno gonfio, solo nervosismo e pianti, sbalzi di umore, pensieri catastrofici e pianti

3) oggi è 4 settembre, tra 13 giorni ricomincerà la scuola, non ho ancora buttato giù un programma lavorativo per organizzare le mie mattinate, affinchè non siano solo in balia di Beatrice. DEVO lavorare, e lo devo fare con metodo, orari precisi, ordine!

4) mancano solo 13 giorni e la grande s'è già ammalata...avrà avvertito l'odore della scuola? 

5) le vacanza (vacanze?) sono volate e non ho fatto quasi nulla di quello che avevo preventivato, mentalmente. Ancora una volta non ho visitato la riserva naturale che tanto vorrei vedere; i giorni fuori casa (continui) si contano sulle dita di una mano; ho fatto meno bagni del previsto, ma comunque più di quelli dell'estate scorsa (pari a zero).

6) ho bisogno di una postazione lavorativa fuori dalle mura domestiche. Un posto dove potermi recare anche solo una-due volte a settimana.

7) ho bisogno di staccarmi dalla piccola, o meglio che lei si stacchi da me. Ci sono momenti in cui mi sento di impazzire...tipo quando sto per scolare la pasta e si avvinghia tra le mie gambe, rischiando di farmi inciampare e farsi (farci) male. O ancora quando sono in bagno, seduta sul trono, e lei è lì, aggrappata a me. O quando mi sto lavando e lei è lì, a buttarmi oggetti nella vasca da bagno...lei è sempre lì dove sono io; raramente io sono lì e lei qui.

8) sono zia! ho un nipotino! un bellissimo nipotino, ma "cacaca'", esattamente come lo era Bea alla sua età; un tetta-dipendente. Solo che mia sorella è ancora più isterica di me (sì, sorella, a te!).

9) sarei disposta a fare marchette se mi proponessero un viaggio, un due giorni in un posto rilassante; sarei disposta a far video, a metterci la faccia, a decantare le virtù, solo per staccare due giorni.

10) ho voglia di scrivere qualcosa di intelligente, ma non ci sto riuscendo.









giovedì 21 giugno 2018

12 MESI

Doveva essere un post per farti gli auguri, ma prima di tutto ti dico...GRAZIE!
GRAZIE perchè stanotte mi hai regalato 11 ore di fila di sonno!
Grazie grazie grazie piccolina! Me, ora vedi di far sì che questo non sia un episodio isolato :-P

Ho cercato di ripercorrere ieri quella che, un anno prima, era stata la mia giornata, ma non ci sono riuscita benissimo.
Non perchè non ricordassi, ma perchè la mente è come se si allontanasse e pensasse solo al presente.
Però un riassunto del 20 giugno 2017 voglio farlo.

Eravamo a cena con papà per festeggiare il suo compleanno e io ero ormai oltre le 40 settimane. Ricordo che dopo il mega hamburger, ho preso Marta e ci siamo incamminate a piedi, mentre papà recuperava l'auto, perchè "hanno detto che passeggiare stimola il parto". Infatti, durante il tragitto e a casa ho cominciato a avvertire le contrazioni. Abbiamo chiamato la nonna che si è precipitata da noi e io e papà siamo andati in ospedale, dove, nonostante mi fossero terminati i dolori, mi hanno trattenuta perchè "signora ormai siamo a 40+1, non era sicuramente un falso allarme".
La situazione dolore è precipitata a partire dalle 2,00: camminavo lungo i corridoi e cercavo di distrarmi, incrociavo un'altra mamma dolorante da più tempo, ma che avrebbe partorito qualche ora dopo di me.
Camminavo, mi accovacciavo, sentivo l'angoscia di quel posto che, se pure contenitore di bellezza, mi sembrava una prigione. Tante donne doloranti in attesa di un dono gradissimo, ma costrette a stare lì sole. Il suono dei tracciati nel silenzio della notte, i lamenti di alcune di loro. Ma anche i primi vagiti e i pianti di gioia, e in silenzio la commozione di tutte noi che aspettavamo quel momento.
All'alba, nel pieno delle contrazioni, chiamo l'ostetrica e le dico "sento di dover spingere"; lei si accorge che Beatrice era pronta!
Sala parto, clima sereno intorno a me; io sorridevo con gli e le specializzande, loro facevano battute e parlavano con me per distrarmi. Lo stesso clima che c'era il giorno in cui è nata Marta.
Beatrice però ha impiegato solo 10 minuti a venire alla luce. E alle 8,00 era lì, sul mio petto: la stessa testolina scura e piena di capelli della sorella. Lo stesso sguardo corrucciato. Un'altra bellissima bambina.

Non so se chiamarlo baby-blues o depressione post-partum.
Fatto sta che i primi giorni dopo la sua nascita non sono stati affatto piacevoli. Ricordo che, il giorno del mio 40esimo compleanno, una settimana dopo dal parto, piangevo, mi sentivo triste. 

Beatrice, se pure desiderata per anni, aveva notevolmente sconvolto la vita. La mia, ma anche quella di tutti noi.

Le notti insonni, le giornate a coccolarla, il suo non dormire se non attaccata al seno, l'allattamento partito alla grande, ma asfissiante; il contatto 24 su 24, il suo dover dipendere solo da me, il suo voler stare solo con me, la mancanza di mio marito...tutto questo mi aveva mandata in tilt.
E poi Marta che si ribellava contro di me, le sue parole che mi ferivano, e io piangevo perchè impotente, perchè non sapevo come gestire la situazione.

Un'estate che sembrava dovesse trascorrere chiuse in casa per il gran caldo, per l'impossibilità di fare quello che facevo prima, con Marta (mare, bicicletta, auto). Questa bimba che strillava come una pazza ogni volta che la si poggiava in macchina. Mi sembrava mi avessero tolto tutto quello che era stato mio, la mia AUTONOMIA.

Piano piano le cose sono andate migliorando. Essenzialmente lei è cresciuta.

Ecco perchè sospiro al pensiero che sia passato un anno, ma sono felice!
Perchè questo esserino carico di vivacità è cresciuto e se pure con le varie limitazioni che concernono la sua età, ora...ansiamo in bicicletta, andiamo a mare, si addormenta anche in auto, qualche volta. 
Ora beve il latte da sola, mangia quasi tutto, anche con le proprie mani, muove i primi passi; trascorre più ore in compagnia dei nonni, senza di me.

Tutto passa, quelli che ti sembrano momenti interminabili passano. Quei 12 mesi così delicati sono passati.

Gli ormoni sono strani, ti fanno mettere in discussione quasi tutto. Senza l'affetto della famiglia per una donna sarebbe tosto vivere dei momenti così delicati.
E nulla centrano il desiderare o meno una gravidanza. 

L'amore non è messo in discussione. Quello c'è, sempre, a volte è solo offuscato dalla mente che sa galoppare in completa autonomia e è difficile tenerla a freno.
L'amore è senza ombra di dubbio il sottofondo di tutto; senza tutto precipiterebbe; senza amore il tutto non avrebbe senso.



Nella riflessione del post è balzato alla mente questo video (c'è anche Marta!) dei MEDISON, una band di miei amici...cercateli online


martedì 19 giugno 2018

Perchè ho smesso di allattare


Ho smesso di allattare.
Ho smesso di allattare perchè il pediatra mi aveva consigliato di provare con altro latte in quanto Beatrice stava crescendo molto lentamente, e leggermente sotto la media.

Ho smesso di allattare perchè, anche se non condividevo la sua teoria del "il suo latte ha perso calorie", ho voluto dargli ascolto, cosciente che comunque ne stava assumendo di meno, complici i pasti del pranzo e della cena; si attaccava meno e ciucciava meno.

Ho smesso di allattare perchè, dopo una settimana di latte fresco, la piccola aveva raggiunto un peso ottimale.

Ho smesso di allattare fondamentalmente perchè l'ho voluto io, perchè ero pronta io.

Ho smesso di allattare perchè ero sempre imbarazzata nel farlo in luoghi pubblici.

Datemi della bigotta, ma ho sempre visto l'atto dell'allattamento come un qualcosa di magico, e soprattutto di intimo.
E' nutrizione, lo so, e se serviva ero la prima pronta a dar da mangiare in qualsiasi posto, persino durante un incontro di lavoro con persone appena conosciute; però ho sempre cercato - quando possibile - di riparare dagli sguardi me e lei, soprattutto quando si trattava di luoghi pubblici.
Sarà per causa della mia discrezione, timidezza, metteteci quello che volete: un certo imbarazzo di fondo l'ho sempre provato. Quello che per me era personale, di colpa diventava di pubblico dominio (ripeto: per una buona causa!!!) e questo mi ricopriva di imbarazzo.

Ancora, tacciatemi della egoista, ma sono convinta che si debba essere sereni in quello che si fa. Sacrificio sì, ma non peso e nervosismo.
Una mamma è pronta a sacrificarsi, ma se lo fa, non deve farlo pesare e non deve rinfacciare nulla. E io invece stavo rinfacciando le notti insonni, e appunto gli stettamenti pubblici.

Sono contenta, non ci son state tragedie lungo il percorso, il latte vaccino ha sostituito quello materno gradualmente e senza forza; all'inizio ne gradiva solo qualche sorso, poi ha cominciato a bere il suo bicchiere, intero; lentamente abbiamo sostituito tutto le poppate.
All'inizio ho continuato a allattarla essenzialmente la notte, per farla riaddormentare. Ora basta una coccola, una stretta tra le braccia, e Bea torna a dormire tranquilla. Non cerca più voracemente il mio seno; se la avvicino al petto lei poggia la testa. Cerco però costantemente un contatto fisico, soprattutto con me.

Il mio seno non ne ha sofferto, il latte è sparito - credo - e senza lasciar traccia di mastiti o robe simili.
Beatrice si è adeguata subito alla nuova situazione: siamo passate dalla tetta al "bevo il latte tutto da sola, nel bicchiere".
Forse i tempi erano giusti anche per lei. Credetemi, nessuna tragedia.

Credo che il primo passo per una buona riuscita sia la convinzione della mamma e il non tornare sui propri passi; poi i tempi sicuramente varieranno da bambino/a a bambino/a.

Ho sentito mamme dire che non riescono a staccarsi dai bimbi; io sapevo dall'inizio che non sarei arrivata oltre l'anno di età, anzi credevo di farcela solo fino ai suoi 6 mesi, invece ho proseguito. Quando qualcuna mi rivelava di aver allattato fino alla soglia dei 3 anni e oltre, entravo in panico. Sapevo che questo non era per me.
Ogni cosa calibrata sulla persona che la vive; siamo differenti, accettiamolo.

Questa è stata la mia esperienza, difficile all'inizio, perchè non abituata a un contatto così esclusivo, ma che ha avuto tanti risvolti positivi.
Adesso proseguiamo il libro e passiamo a un nuovo capitolo.


lunedì 11 giugno 2018

laboratori e digressioni

Pensate mai "Però, questa cosa tutto sommato mi riesce bene, forse dovrei puntare di più..."?
Bene, c'ho pensato l'altra mattina, tornando a casa dopo 4 ore di laboratorio in una scuola elementare.
Quattro ore piene piene, ma soddisfacenti: quando lavori con bambini e insegnanti entusiasti il tempo vola. 
Poi i loro prodotti sono spettacolari. Nella mano/testa di un bambino molto spesso incontri quello che sarà il suo lui da grande, un potenziale e talentuoso illustratore, se solo decidesse di investire in questa sua dote. 
Mi chiedo quanti di questi bimbi proseguiranno per questa strada, magari facendo voli per poi approdare a quello che è il loro destino. Mi piacerebbe rivederli tra molti anni.

Io, ad esempio, sono sempre stata una bambina con la matita tra le mani: riempivo diari e quaderni.
Crescendo ho seguito le orme delle mie amiche e i consigli dei professori, frequentando il liceo classico. 



Chissà cosa penserebbe oggi la mia professoressa di latino e greco, vedendomi fare quello che faccio. Ricordo che, quando chiese a ciascuno cosa avremmo voluto fare dopo il diploma (e in classe mia erano per la maggiorpartetendenti all'avvocatura, uno aspirante regista, un altro un uomo della luna), arrivato il mio turno, io - che non avevo affatto le idee chiare, ma solo una gran voglia di chiudere il capitolo liceo - le risposi ingenuamente "scienze dell'educazione". E lei? lei si infuriò!!!! Mai e poi mai avrei dovuto pronunziare queste parole di fronte alla commissione d'esame, MAI! Infatti non lo feci e fui costretta a dire "Lettere", perché per lei avrei dovuto far lettere.

La strada che ho seguito dopo resta per lei un segreto.

E loro? chissà..chissà se quel ricciolino continuerà a disegnar sin gran silenzio, glielo auguro, anche solo per distrarsi da una faticosa giornata.
Intanto la scuola sta per terminare. Non so se ai campi estivi avranno modo di prendere fogli e colori e dedicarsi a un sano disegno. Glielo auguro.
SalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalva

giovedì 17 maggio 2018

ConciliAzione


Conciliazione, conciliazione, ma che bella invenzione!

...ma se non puoi permetterti il costo di una baby sitter o un nido (o anche preferisci non mandare il pupo al nido perché magari s'è fatto già il primo ciclo di iniezioni di penicillina della sua vita, e temi - da mamma ansiosa - di trascorrere il tuo tempo tra pediatri - casa) ...come si fa?
  • Incroci le dita.
  • Respiri.
  • Ti estranei e fai finta di nulla (ignori la piccola che sotto la scrivania ti annusa i piedi o ti massaggia la pancia. Ignori i piatti da lavare, il letto da rifare, la casa da riordinare, non ti vesti, chiudi gli occhi al disordine).

Ok, non funziona. Allora...
  • ...ti innervosisci
  • sbraiti
  • mandi tutto a quel paese
  • e speri che domani sia un altro giorno!

Un giorno in cui i pianeti saranno dalla tua parte, la piccola vivrà di vita propria per almeno due ore il pomeriggio, dormendo altre due ore la mattina. Speri che la grande torni a scuola, dopo due giorni di malattia; che Mary Poppins esista davvero e con lo schiocco delle dita sistemi tutto il caos in cui stai vivendo.

Invece il giorno dopo: tuo marito sarà partito (quindi pranzo e cena tocca a te prepararli). La grande sarà ancora a casa. La piccola si sveglierà ancora prima e non dormirà a metà mattina.
Però per uno strano caso: la grande sarà collaborativa e, oltre a giocare da sola, mi aiuterà anche a lavare il pavimento. La piccola giocherà tanto con i giochi della grande. Avrai avanzi da consumare. Riuscirai anche a concludere qualcosa.

Insomma, la conciliazione vuole azione! non arriva da sé, ma solo se ti rimbocchi le maniche. E' dura, faticosa, sacrificante; spesso ti chiede di mettere da parte te, a volte di mettere da parte loro, a volte la casa, a volte il lavoro, perché c'è sempre la sera (e qui siamo fortunati perché il momento in cui vanno a letto è molto presto).

E' irritante la conciliazione, è stancante, ma poi capita ti dia soddisfazioni, come quella di godere di un sorriso in più, di arrivare a fine giornata e constatare che ce l'hai fatta, magari non esattamente come te l'eri immaginata, ma sei sana e salva, avendo vissuto semplicemente momento per momento.
E domani, si sa, è un altro giorno...
SalvaSalvaSalvaSalva

venerdì 23 marzo 2018

Sonno...o son desto?



Purtroppo son desta, sob!
A notti alterne (due a uno) si riposa più o meno bene. 
Non so da cosa dipenda: se dall'allattamento al seno, o dalla paura dell'abbandono, dai denti, dal raffreddore di turno...non mi è dato saperlo.
Fatto sta che l'orologio interno suona ogni due ore, se tutto va bene: una ciucciatina più o meno lunga e di nuovo nel letto.
Sapete qual è la cosa brutta? quando si sveglia alle 5,30, o alle 6,00, cioè mezz'ora prima che suoni la mia sveglia. Argh!!!!

Vabbe', tutto questo per sottolineare la mia stanchezza, per dire che questa fanciulla - tanto simpatica quanto dinamica - ha sconvolto i ritmi, il sonno, le veglie, gli umori, le giornate.

Ci son stati momenti difficili: aceto balsamico versato su un piatto di lenticchie perché scambiato per olio; occhi appannati alla guida, la mattina, mentre accompagnavo la grande a scuola; film ascoltati come un sottofondo e mai visti; teste a penzoloni o ripiegate sulle testiera spigolosa del letto. Sogni brutti, e anche realtà non particolarmente serene.

Alle mamme dovrebbe essere garantito il riposo; e non venitemi a dire "dormi quando lei fa i suoi riposini"...no! perché a volte non li fa, ma anche perché in quei momenti c'è un mondo da mandare avanti! e c'è anche il desiderio di dedicarsi a quelle cose che, quando è sveglia, non mi sono concesse. Come ad esempio scrivere su questo blog...ehmmm...in realtà lei ora è bella vispa, gironzola per la camera in esplorazione. La lascio fare, scrivo e costantemente mi giro per osservarla.

Dicevo, alle mamme dovrebbe essere garantito il riposo. Come? Semplicemente i bambini in natura dovrebbero dormire sempre, tutti! :-P
Dovrebbe esistere il Bonus sonno. Potrebbe funzionare così: un voucher da consegnare a una persona X, di fiducia, insieme al proprio figlio, almeno una - due notti a settimana., fino a completa regolarizzazione del bambino o al massimo fino ai tre anni. La persona X in questione si occuperebbe dell'infante, sotto ricompensa economica.

Si dovrà chiamare proprio Bonus sonno.
Lo proponiamo?


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