giovedì 21 giugno 2018

12 MESI

Doveva essere un post per farti gli auguri, ma prima di tutto ti dico...GRAZIE!
GRAZIE perchè stanotte mi hai regalato 11 ore di fila di sonno!
Grazie grazie grazie piccolina! Me, ora vedi di far sì che questo non sia un episodio isolato :-P

Ho cercato di ripercorrere ieri quella che, un anno prima, era stata la mia giornata, ma non ci sono riuscita benissimo.
Non perchè non ricordassi, ma perchè la mente è come se si allontanasse e pensasse solo al presente.
Però un riassunto del 20 giugno 2017 voglio farlo.

Eravamo a cena con papà per festeggiare il suo compleanno e io ero ormai oltre le 40 settimane. Ricordo che dopo il mega hamburger, ho preso Marta e ci siamo incamminate a piedi, mentre papà recuperava l'auto, perchè "hanno detto che passeggiare stimola il parto". Infatti, durante il tragitto e a casa ho cominciato a avvertire le contrazioni. Abbiamo chiamato la nonna che si è precipitata da noi e io e papà siamo andati in ospedale, dove, nonostante mi fossero terminati i dolori, mi hanno trattenuta perchè "signora ormai siamo a 40+1, non era sicuramente un falso allarme".
La situazione dolore è precipitata a partire dalle 2,00: camminavo lungo i corridoi e cercavo di distrarmi, incrociavo un'altra mamma dolorante da più tempo, ma che avrebbe partorito qualche ora dopo di me.
Camminavo, mi accovacciavo, sentivo l'angoscia di quel posto che, se pure contenitore di bellezza, mi sembrava una prigione. Tante donne doloranti in attesa di un dono gradissimo, ma costrette a stare lì sole. Il suono dei tracciati nel silenzio della notte, i lamenti di alcune di loro. Ma anche i primi vagiti e i pianti di gioia, e in silenzio la commozione di tutte noi che aspettavamo quel momento.
All'alba, nel pieno delle contrazioni, chiamo l'ostetrica e le dico "sento di dover spingere"; lei si accorge che Beatrice era pronta!
Sala parto, clima sereno intorno a me; io sorridevo con gli e le specializzande, loro facevano battute e parlavano con me per distrarmi. Lo stesso clima che c'era il giorno in cui è nata Marta.
Beatrice però ha impiegato solo 10 minuti a venire alla luce. E alle 8,00 era lì, sul mio petto: la stessa testolina scura e piena di capelli della sorella. Lo stesso sguardo corrucciato. Un'altra bellissima bambina.

Non so se chiamarlo baby-blues o depressione post-partum.
Fatto sta che i primi giorni dopo la sua nascita non sono stati affatto piacevoli. Ricordo che, il giorno del mio 40esimo compleanno, una settimana dopo dal parto, piangevo, mi sentivo triste. 

Beatrice, se pure desiderata per anni, aveva notevolmente sconvolto la vita. La mia, ma anche quella di tutti noi.

Le notti insonni, le giornate a coccolarla, il suo non dormire se non attaccata al seno, l'allattamento partito alla grande, ma asfissiante; il contatto 24 su 24, il suo dover dipendere solo da me, il suo voler stare solo con me, la mancanza di mio marito...tutto questo mi aveva mandata in tilt.
E poi Marta che si ribellava contro di me, le sue parole che mi ferivano, e io piangevo perchè impotente, perchè non sapevo come gestire la situazione.

Un'estate che sembrava dovesse trascorrere chiuse in casa per il gran caldo, per l'impossibilità di fare quello che facevo prima, con Marta (mare, bicicletta, auto). Questa bimba che strillava come una pazza ogni volta che la si poggiava in macchina. Mi sembrava mi avessero tolto tutto quello che era stato mio, la mia AUTONOMIA.

Piano piano le cose sono andate migliorando. Essenzialmente lei è cresciuta.

Ecco perchè sospiro al pensiero che sia passato un anno, ma sono felice!
Perchè questo esserino carico di vivacità è cresciuto e se pure con le varie limitazioni che concernono la sua età, ora...ansiamo in bicicletta, andiamo a mare, si addormenta anche in auto, qualche volta. 
Ora beve il latte da sola, mangia quasi tutto, anche con le proprie mani, muove i primi passi; trascorre più ore in compagnia dei nonni, senza di me.

Tutto passa, quelli che ti sembrano momenti interminabili passano. Quei 12 mesi così delicati sono passati.

Gli ormoni sono strani, ti fanno mettere in discussione quasi tutto. Senza l'affetto della famiglia per una donna sarebbe tosto vivere dei momenti così delicati.
E nulla centrano il desiderare o meno una gravidanza. 

L'amore non è messo in discussione. Quello c'è, sempre, a volte è solo offuscato dalla mente che sa galoppare in completa autonomia e è difficile tenerla a freno.
L'amore è senza ombra di dubbio il sottofondo di tutto; senza tutto precipiterebbe; senza amore il tutto non avrebbe senso.



Nella riflessione del post è balzato alla mente questo video (c'è anche Marta!) dei MEDISON, una band di miei amici...cercateli online


martedì 19 giugno 2018

Perchè ho smesso di allattare


Ho smesso di allattare.
Ho smesso di allattare perchè il pediatra mi aveva consigliato di provare con altro latte in quanto Beatrice stava crescendo molto lentamente, e leggermente sotto la media.

Ho smesso di allattare perchè, anche se non condividevo la sua teoria del "il suo latte ha perso calorie", ho voluto dargli ascolto, cosciente che comunque ne stava assumendo di meno, complici i pasti del pranzo e della cena; si attaccava meno e ciucciava meno.

Ho smesso di allattare perchè, dopo una settimana di latte fresco, la piccola aveva raggiunto un peso ottimale.

Ho smesso di allattare fondamentalmente perchè l'ho voluto io, perchè ero pronta io.

Ho smesso di allattare perchè ero sempre imbarazzata nel farlo in luoghi pubblici.

Datemi della bigotta, ma ho sempre visto l'atto dell'allattamento come un qualcosa di magico, e soprattutto di intimo.
E' nutrizione, lo so, e se serviva ero la prima pronta a dar da mangiare in qualsiasi posto, persino durante un incontro di lavoro con persone appena conosciute; però ho sempre cercato - quando possibile - di riparare dagli sguardi me e lei, soprattutto quando si trattava di luoghi pubblici.
Sarà per causa della mia discrezione, timidezza, metteteci quello che volete: un certo imbarazzo di fondo l'ho sempre provato. Quello che per me era personale, di colpa diventava di pubblico dominio (ripeto: per una buona causa!!!) e questo mi ricopriva di imbarazzo.

Ancora, tacciatemi della egoista, ma sono convinta che si debba essere sereni in quello che si fa. Sacrificio sì, ma non peso e nervosismo.
Una mamma è pronta a sacrificarsi, ma se lo fa, non deve farlo pesare e non deve rinfacciare nulla. E io invece stavo rinfacciando le notti insonni, e appunto gli stettamenti pubblici.

Sono contenta, non ci son state tragedie lungo il percorso, il latte vaccino ha sostituito quello materno gradualmente e senza forza; all'inizio ne gradiva solo qualche sorso, poi ha cominciato a bere il suo bicchiere, intero; lentamente abbiamo sostituito tutto le poppate.
All'inizio ho continuato a allattarla essenzialmente la notte, per farla riaddormentare. Ora basta una coccola, una stretta tra le braccia, e Bea torna a dormire tranquilla. Non cerca più voracemente il mio seno; se la avvicino al petto lei poggia la testa. Cerco però costantemente un contatto fisico, soprattutto con me.

Il mio seno non ne ha sofferto, il latte è sparito - credo - e senza lasciar traccia di mastiti o robe simili.
Beatrice si è adeguata subito alla nuova situazione: siamo passate dalla tetta al "bevo il latte tutto da sola, nel bicchiere".
Forse i tempi erano giusti anche per lei. Credetemi, nessuna tragedia.

Credo che il primo passo per una buona riuscita sia la convinzione della mamma e il non tornare sui propri passi; poi i tempi sicuramente varieranno da bambino/a a bambino/a.

Ho sentito mamme dire che non riescono a staccarsi dai bimbi; io sapevo dall'inizio che non sarei arrivata oltre l'anno di età, anzi credevo di farcela solo fino ai suoi 6 mesi, invece ho proseguito. Quando qualcuna mi rivelava di aver allattato fino alla soglia dei 3 anni e oltre, entravo in panico. Sapevo che questo non era per me.
Ogni cosa calibrata sulla persona che la vive; siamo differenti, accettiamolo.

Questa è stata la mia esperienza, difficile all'inizio, perchè non abituata a un contatto così esclusivo, ma che ha avuto tanti risvolti positivi.
Adesso proseguiamo il libro e passiamo a un nuovo capitolo.


lunedì 11 giugno 2018

laboratori e digressioni

Pensate mai "Però, questa cosa tutto sommato mi riesce bene, forse dovrei puntare di più..."?
Bene, c'ho pensato l'altra mattina, tornando a casa dopo 4 ore di laboratorio in una scuola elementare.
Quattro ore piene piene, ma soddisfacenti: quando lavori con bambini e insegnanti entusiasti il tempo vola. 
Poi i loro prodotti sono spettacolari. Nella mano/testa di un bambino molto spesso incontri quello che sarà il suo lui da grande, un potenziale e talentuoso illustratore, se solo decidesse di investire in questa sua dote. 
Mi chiedo quanti di questi bimbi proseguiranno per questa strada, magari facendo voli per poi approdare a quello che è il loro destino. Mi piacerebbe rivederli tra molti anni.

Io, ad esempio, sono sempre stata una bambina con la matita tra le mani: riempivo diari e quaderni.
Crescendo ho seguito le orme delle mie amiche e i consigli dei professori, frequentando il liceo classico. 



Chissà cosa penserebbe oggi la mia professoressa di latino e greco, vedendomi fare quello che faccio. Ricordo che, quando chiese a ciascuno cosa avremmo voluto fare dopo il diploma (e in classe mia erano per la maggiorpartetendenti all'avvocatura, uno aspirante regista, un altro un uomo della luna), arrivato il mio turno, io - che non avevo affatto le idee chiare, ma solo una gran voglia di chiudere il capitolo liceo - le risposi ingenuamente "scienze dell'educazione". E lei? lei si infuriò!!!! Mai e poi mai avrei dovuto pronunziare queste parole di fronte alla commissione d'esame, MAI! Infatti non lo feci e fui costretta a dire "Lettere", perché per lei avrei dovuto far lettere.

La strada che ho seguito dopo resta per lei un segreto.

E loro? chissà..chissà se quel ricciolino continuerà a disegnar sin gran silenzio, glielo auguro, anche solo per distrarsi da una faticosa giornata.
Intanto la scuola sta per terminare. Non so se ai campi estivi avranno modo di prendere fogli e colori e dedicarsi a un sano disegno. Glielo auguro.
SalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalva

giovedì 17 maggio 2018

ConciliAzione


Conciliazione, conciliazione, ma che bella invenzione!

...ma se non puoi permetterti il costo di una baby sitter o un nido (o anche preferisci non mandare il pupo al nido perché magari s'è fatto già il primo ciclo di iniezioni di penicillina della sua vita, e temi - da mamma ansiosa - di trascorrere il tuo tempo tra pediatri - casa) ...come si fa?
  • Incroci le dita.
  • Respiri.
  • Ti estranei e fai finta di nulla (ignori la piccola che sotto la scrivania ti annusa i piedi o ti massaggia la pancia. Ignori i piatti da lavare, il letto da rifare, la casa da riordinare, non ti vesti, chiudi gli occhi al disordine).

Ok, non funziona. Allora...
  • ...ti innervosisci
  • sbraiti
  • mandi tutto a quel paese
  • e speri che domani sia un altro giorno!

Un giorno in cui i pianeti saranno dalla tua parte, la piccola vivrà di vita propria per almeno due ore il pomeriggio, dormendo altre due ore la mattina. Speri che la grande torni a scuola, dopo due giorni di malattia; che Mary Poppins esista davvero e con lo schiocco delle dita sistemi tutto il caos in cui stai vivendo.

Invece il giorno dopo: tuo marito sarà partito (quindi pranzo e cena tocca a te prepararli). La grande sarà ancora a casa. La piccola si sveglierà ancora prima e non dormirà a metà mattina.
Però per uno strano caso: la grande sarà collaborativa e, oltre a giocare da sola, mi aiuterà anche a lavare il pavimento. La piccola giocherà tanto con i giochi della grande. Avrai avanzi da consumare. Riuscirai anche a concludere qualcosa.

Insomma, la conciliazione vuole azione! non arriva da sé, ma solo se ti rimbocchi le maniche. E' dura, faticosa, sacrificante; spesso ti chiede di mettere da parte te, a volte di mettere da parte loro, a volte la casa, a volte il lavoro, perché c'è sempre la sera (e qui siamo fortunati perché il momento in cui vanno a letto è molto presto).

E' irritante la conciliazione, è stancante, ma poi capita ti dia soddisfazioni, come quella di godere di un sorriso in più, di arrivare a fine giornata e constatare che ce l'hai fatta, magari non esattamente come te l'eri immaginata, ma sei sana e salva, avendo vissuto semplicemente momento per momento.
E domani, si sa, è un altro giorno...
SalvaSalvaSalvaSalva

venerdì 23 marzo 2018

Sonno...o son desto?



Purtroppo son desta, sob!
A notti alterne (due a uno) si riposa più o meno bene. 
Non so da cosa dipenda: se dall'allattamento al seno, o dalla paura dell'abbandono, dai denti, dal raffreddore di turno...non mi è dato saperlo.
Fatto sta che l'orologio interno suona ogni due ore, se tutto va bene: una ciucciatina più o meno lunga e di nuovo nel letto.
Sapete qual è la cosa brutta? quando si sveglia alle 5,30, o alle 6,00, cioè mezz'ora prima che suoni la mia sveglia. Argh!!!!

Vabbe', tutto questo per sottolineare la mia stanchezza, per dire che questa fanciulla - tanto simpatica quanto dinamica - ha sconvolto i ritmi, il sonno, le veglie, gli umori, le giornate.

Ci son stati momenti difficili: aceto balsamico versato su un piatto di lenticchie perché scambiato per olio; occhi appannati alla guida, la mattina, mentre accompagnavo la grande a scuola; film ascoltati come un sottofondo e mai visti; teste a penzoloni o ripiegate sulle testiera spigolosa del letto. Sogni brutti, e anche realtà non particolarmente serene.

Alle mamme dovrebbe essere garantito il riposo; e non venitemi a dire "dormi quando lei fa i suoi riposini"...no! perché a volte non li fa, ma anche perché in quei momenti c'è un mondo da mandare avanti! e c'è anche il desiderio di dedicarsi a quelle cose che, quando è sveglia, non mi sono concesse. Come ad esempio scrivere su questo blog...ehmmm...in realtà lei ora è bella vispa, gironzola per la camera in esplorazione. La lascio fare, scrivo e costantemente mi giro per osservarla.

Dicevo, alle mamme dovrebbe essere garantito il riposo. Come? Semplicemente i bambini in natura dovrebbero dormire sempre, tutti! :-P
Dovrebbe esistere il Bonus sonno. Potrebbe funzionare così: un voucher da consegnare a una persona X, di fiducia, insieme al proprio figlio, almeno una - due notti a settimana., fino a completa regolarizzazione del bambino o al massimo fino ai tre anni. La persona X in questione si occuperebbe dell'infante, sotto ricompensa economica.

Si dovrà chiamare proprio Bonus sonno.
Lo proponiamo?


giovedì 22 febbraio 2018

Mellin e lo svezzamento.*

  1. *In collaborazione con Mellin/In partnership with Mellin 
Signora mia, due figli, due mondi!”
Io non ci credevo, ma ne ho avuto prova - l'ennesima - con lo svezzamento.

Con Bea, complice l'allattamento al seno che tutt'ora prosegue, complice il momento giusto mai pervenuto, mi sono mossa con più lentezza.
Inoltre sto assecondando i suoi tempi e gusti. A ogni dimostrazione di curiosità, le avvicino il cibo e lei assaggia, lecca, gradisce.
Abbiamo saltato la fase creme di riso perché le rifiutava, per passare direttamente alla pastina, che ha una consistenza che lei preferisce.
Da subito ha gradito, facendomi capire che voleva ancora...e ancora...
Quindi, da un paio di settimane, siamo partite con:

LO SVEZZAMENTO...ATIPICO



Atipico perché non ha un orario preciso, assaggia anche a richiesta, tocca con mano quando può, si sporca, ma mangia anche con il cucchiaino pastina e omogeneizzati.

Qualche mese fa mi sono registrata sul sito www.mellin.it, per il progetto MyMellinBlog, e pochi giorni fa è arrivato a casa un kit Primi Dentini.



Mellin Primi Dentini è la nuova linea di prodotti realizzata con pezzettini, che si caratterizza per una diversa consistenza, adatta ad una particolare fase della crescita; sono prodotti a base di carne e di frutta entrambi contenenti piccoli pezzetti, indicati dall’8° mese, quando in genere spuntano i primi denti.


Beatrice ha già un dente e un pezzetto dal sesto mese e mezzo, per cui, sentito il mio pediatra, ho pensato di usare subito il kit con lei.




I pezzettini creano una nuova consistenza, meno “papposa”, meno poltiglia; lei riesce a mandarli giù dopo aver accennato una masticazione, senza problemi. 

La frutta non contiene zuccheri aggiunti,  ovviamente ci sono gli zuccheri naturali della frutta (sono andata di corsa a leggere gli ingredienti, prima di somministrargliela. Inoltre l'ho assaggiata anche io).
Purtroppo però la frutta non è di suo gradimento, e lo stesso vale per quella fresca grattugiata. Preferisce di gran lunga masticare un pezzo fresco di mela o pera (al momento però c'è da fare molta attenzione!).
Ho trovato comunque molto utili i vasetti; hanno un tappo blu ermetico e sono riutilizzabili, magari per riporvi piccole porzioni di cibo da portarsi in borsa.



Il cucchiaino? Comodissimo!
Lo conoscevo già perché l'ho usato anche con Marta: la dimensione è quella giusta per la sua piccola bocca di bambina. In più cambia colore (da verde a giallo) se a contatto con cibo bollente, e questo non è un dato da sottovalutare, se siete distratti e frettolosi come me.


Ho deciso di partecipare al progetto solo perché ho fiducia nell'azienda, usata già per Marta 7 anni fa.
Ho sempre ritenuto che i loro omogeneizzati fossero ottimi nella preparazione dei pasti di un bambino, e se volete anche un'ottima alternativa al fai da te casalingo; sapere che hai un prodotto di buona qualità per i piccoli, sinceramente, è un aiuto quotidiano anche per me, lo ammetto.

Insomma, dopo un primo utilizzo qui possiamo ritenerci soddisfatte!





Copyright © gab. All Rights Reserved.
Blogger Template by The October Studio