Passa ai contenuti principali

Una scuola mostruosa

Educhiamo alla gentilezza e all'amore, sono sicura che non cresceremo dei mammalucchi, ma persone dall'animo forte, capaci di scindere tra cattiveria e bene, capaci di ragionare con la propria testa. Perché rispondere a un affronto, a una presa in giro con la testa alta è molto più difficile che sferrare un pugno - dettato da rabbia - o una frase pungente.
La cattiveria è più semplice. Il rispetto, la gentilezza, la tolleranza e la pazienza sono strumenti di lenta apprensione; ma sono per tutti.
Mi interrogavo stamattina sui bambini, su come talvolta sanno essere velenosi.
Con la scuola (a partire da quella dell'infanzia) devi iniziare a  fare i conti con il più forte, con il bullo, che se da piccolo incontravi solo al parco giochi, qui te lo ritrovi accanto quotidianamente, e non puoi scegliere di ignorarlo: è lì. Ti si piazza davanti, non se ne va. Resta anche quando sei tornato a casa.
Mi interrogavo sul da farsi: scappare? affrontare? 
Mi interrogavo e poi - POF! - mi è capitato tra le mani questo libro:



E' edito dalla casa editrice Sinnos.
Sapete una cosa? L'ho illustrato io :-P
L'ho letto, illustrato e l'altro giorno, quando  non li abbiamo a portata di naso, ma scavando bene e usando la testa son sono arrivate le 5 copie per me, ho cominciato a rileggerlo con la mia fanciulla. 

Frankie viene preso in giro dai suoi compagni perché troppo alto. A scuola si sente a disagio: non risponde alle loro battute - a differenza di Molly -, ma ne soffre.
I suoi genitori hanno la soluzione che si dimostrerà vincente: una scuola speciale, una scuola mostruosa. Lì Frankie potrà imparire a reagire. Apparentemente sembra che lì si insegni ai ragazzi come reagire con i denti alle offese dei più forti. Frankie impara a spaventare, a essere temuto.
Ma questa "mostruosità" imparerà a usarla, grazie anche a Molly, nella giusta direzione: avrà uno strumento portentoso che gli sarà utile poi per avvicinare quei compagni tanto temuti.

Bene, una scuola mostruosa io non la conosco. Conosco la scuola che ogni famiglia può essere per i propri figli. So che possiamo dare loro le armi giuste, da usare nel modo più costruttivo possibile. Forse a volte questi strumenti non sono sempre a portata di naso, ma cercando e usando la testa li tireremo fuori. Aiutiamoli a difendersi in modo costruttivo, a non rispondere con violenza alla violenza. Insegnamo loro a essere intelligenti. Come? ci sto pensando. Ognuno lo dovrà fare misurando le qualità e le caratteristiche del proprio bambino. So solo che a volte vorrei essere accanto a lei a rispondere al posto suo, ma non è possibile, né sempre giusto.
Un po' alla volta imparerò con lei cosa sarà meglio fare. Sicuramente inveire contro chi le fa dei torti non lo trovo corretto - anche se a volte vorrei dirne 4 a chi la fa soffrire. 
Comunue ci penso; se avete delle risposte - le vostre - e vi va di condividerle, sarò lieta di ascoltare :-)

Commenti

  1. E' un problema che quest'anno con il ricciolino stiamo sentendo molto ma, per ora, non ho ancora trovato la risposta giusta da insegnarli..

    RispondiElimina
  2. comunque le tue illustrazioni sono bellissime!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie :-)
      P.S.: spero di avere le parole giuste prime o poi...

      Elimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

La petulanza, sgradevole come una flatulenza

Ero già petulante; da un po' lo sono fino allo sfinimento. Comincio la mattina "fai colazione! è tardi! è suonata la campana!". Continuo a pranzo "Hai finito di mangiare?noi siamo alla frutta! Sbrigati".  Proseguo "Raccogli da terra! Togli di mezzo le cose che non devi usare! Prendi questa cosa e rimettila a posto! Mettiti le ciabatte! Non stare scalza!". Fino a sera "Vai a metterti il pigiama! Hai lavato i piedi? Hai lavoro i denti?". E quando è raffreddata...mamma mia! "Soffia il naso! soffia il naso forte! Devi soffiarti il naso! soffia il naso e poi facciamo questa cosa".
Basta! Non mi sopporto più!
Non è possibile tutto ciò, non si può andare avanti così. Ricordo che io non sopportavo mia mamma quando ripeteva fino allo sfinimento le stesse cose. La situazione è migliorata quando sono andata a vivere da sola. Solo che, 'sta povera creatura ha ancora un po' di anni da vivere con noi. Allora che si fa? Alle volte ho provato a con…

Una gravidanza da lode

A questo punto spero che cotanta bravura venga premiata con: - una bimba tranquilla la notte - una bimba che, sapendo che la sua mamma non è più una ragazzina, non la faccia strapazzare molto - una bimba che, sapendo che il papà non c'è molto a casa, sappia essere paziente con la sua mamma - tanta pazienza da parte mia (perché si sa che questa è inversamente proporzionale all'età) - felice accettazione da parte della sorella maggiore - una bimba che non si ammali quanto la sorellona - una bimba che decida di nascere né prima né dopo, ma al momento giusto - nessuna depressione post-partum, anche lieve (dai! dai!)
Chiedo molto? Vabbe', è il panico da prestazione; è il fatto che dopo 7 anni hai rimosso molto. C'è da dire che con la prima l'impatto, salvo la novità, non è stato drammatico, per cui no! non sono preparata al peggio :-P
Ma poi - una domanda - da cosa si vede che è una femminuccia? Signora incontrata nel panificio, da cosa se n'è accorta?


SalvaSalva

messaggi di aiuto

io, io sono una donna forte! io non ho bisogno di nessuno! io me la so cavare da sola! due bambine? e che ci vorrà! <<Pronto? mamma? non è che verresti a trovarci? Sai, a Marta farebbe molto piacere...>>.
Tutto questo per dire che, in questa seconda gravidanza, ho capito che il trucco per non crollare e cadere è...chiedere una mano! Banale, vero? Non è approfittarsene. E' spirito di sopravvivenza. Non so chi avete voi vicino - approposito, massima stima per le famiglie che si trasferiscono fuori dalla loro città di origine e che "producono" bambini senza l'aiuto di mamma e papà -, ma qui abbiamo la fortuna di avere, in un raggio di massimo 10 km, nonni materni e paterni.
A differenza della prima gravidanza, mi son ritrovata a alzare la cornetta, o semplicemente a rispondere Sì, lo voglio ogni qual volta mia mamma mi chiede "Hai bisogno di una mano?". Vabbe', ogni ogni volta proprio no, spesso sì. Poi 'sta storia dell'allattamento all'i…