Asili, violenza e pensieri

Sono stati gli avvenimenti di questi ultimissimi giorni a farmi riflettere: l'ennesimo caso di violenza negli asili, questa volta in un rione della mia città. Violenza fisica verso questi esserini. Malvagità e tanta debolezza psicologica, credo. 

Ho pensato a tutte le volte in cui, io, mamma (e quindi anche educatrice), esausta, sono arrivata ad alzare la voce e a "mollare uno sculaccione", perché la stanchezza in quel momento mi aveva messa KO e l'istinto ha guidato la mano verso il culetto di mia figlia. 
Tu sai perfettamente che è sbagliato, ma un insieme di situazioni - tra cui anche capricci e reazioni sbagliate dell'altro, irritabilità e stanchezza tua - portano la situazione a precipitare.
Ditemi dove si nascondono in questi casi il contare fino a 10 per trattenere parole e azioni, il manuale del genitore perfetto e i buoni propositi. Ditemelo, perché vorrei stanarli.
Per fortuna dall'altra c'è la voglia di abbracciarsi, di chiedersi scusa, di riflettere sulle proprie azioni "no", di volersi sempre bene. Per fortuna non c'è cattiveria.

Sarei curiosa di vedere la faccia e le reazioni di quelle maestre di fronte alle registrazioni delle loro infime performance in classe. Perché 15 giorni - di violenze - in un solo mese non sono pochi. Non si tratta solo di stanchezza (ma non sono una psicologa, né psichiatra). 

Cosa possiamo fare noi genitori, noi familiari? Ascoltare le loro richieste a volte implicite. Indagare senza forzare, dare loro quell'appoggio che non trovano altrove, non accusare, non fare giudizi, dare riparo, conforto. Ascoltarli quando giocano, captare segnali senza chiedere necessariamente, CONFRONTARCI e supportarci (tra noi).
Accoglierli e rispondere con amore alle loro mani tese.

Ricordo che Marta, durante il primo anno di scuola materna, cominciò a fare incursioni sempre più frequenti nel nostro letto. La cosa mi mandava in tilt a volte, perché volevo riposare e la sua presenza me lo impediva. Spesso - sempre - dormiva con noi. Non sapevo come spiegare la cosa, visto che era stata quasi da subito nella sua cameretta, in totale autonomia. Probabilmente la nuova esperienza mandava in tilt anche lei: l'asilo, i compagni, le maestre (che magari non erano particolarmente dolci e materne). Se potessi tornare indietro presterei attenzione a tutto, perché la sua serenità è importantissima. Se potessi tornare indietro mi sforzerei di accoglierla a braccia aperte ogni notte.

A venirci in aiuto c'è La via dei colori, un'associazione onlus che tutela minori e minoranze che hanno subito violenze. leggete sul sito la loro storia: da un episodio drammatico è nata questa preziosissima fonte di aiuto. Sapranno fornirvi di tutte le informazioni e i supporti necessari (testati in prima persona). 


Ora (o meglio già dalla fine del secondo anno di scuola materna) lei dorme nuovamente da sola in camera sua. però tutte le volte che il papà parte mi fa compagnia.

E' bello perché so che questo la rende felice (ma fa felice anche me).

Commenti

  1. Gab non posso proprio pensare a quelle vicende, mi chiedo e se succedesse a noi cosa fare? La risposta è,piuttosto tragica e molto estremista, non lascia spazio a tanti dialoghi e nemmeno a comprensione. Voglio telecamere negli asili e nelle scuole, e' brutto da dire, perché è ammettere che abbiamo bisogno di sentirci sorvegliati per comportarci in modo umano, il che è tragico secondo me, ma a quanto pare non si può fare diversamente. Mi chiedo come si faccia a diventare educatrici così......piccola postilla sul coslepping: io l'adoro, alla faccia di tutte le teorie che lo demonizzano.

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    1. l'altro giorno parlavo con un avvocato, il quale mi diceva che 'sta storia delle telecamere non è fattibile per questione di privacy. Allora, mi chiedo, che soluzioni ci sono? Controlli periodici, visite psichiatriche per tutti...boh!
      Io il cospleeping lo adoro quando siamo io e lei, eheh!

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  2. Sai che io non riesco a spiegarmi questi episodi? Come si può arrivare a tanto contro esseri così piccoli ed indifesi o contro gli anzioni, anch'essi indifesi?
    NOn mi piace l'idea di ricorrere a telecamere ovunque, poichè significherebbe privare i nostri figli di un momento tutto loro, di una vita loro a scuola, e trovo tremendo pensare che sia necessario arrivare al controllo costante per ottenere quella che dovrebbe essere solo "umanità", da parte di educatori professionali, infermieri, personale scolstico.
    Eppure forse non c'è altra scelta!

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    1. l'unica spiegazione che mi do' è cher dal nervosismo all'azione cattiva ci passa solo qualche valvola fuori posto, qualche rotella che non funziona...non posso accettare l'idea che uno faccia così solo per pura cattiveria...ci deve essere e per forza qualcosa che non va nella testa :-\

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