martedì 26 settembre 2017

Conciliazione (che bella parola) famiglia - lavoro

X lavora. Lavora più di 8 ore al giorno. Un po' perché il suo lavoro le piace così tanto da assorbirle la vita, un po' perché le condizioni sono queste: o così o niente.
Poi X cresce, decide di costruire una famiglia con Y. Si sposano, vanno a vivere insieme. X e Y si vedono la sera sul tardi. Cenano insieme, ma non sempre - perché Y ha un lavoro atipico, spesso è via i fine settimana e durante le festività.
La spesa la fa quasi sempre X, a volte Y, ma mai insieme. Arriva un figlio: 5 mesi di maternità non glieli nega nessuno. Al termine di questi X si sente in dovere di tornare a lavoro, anche perché ne sente la necessità. Ma l'istinto materno ormai la pervade. Così X comincia a vivere di sensi di colpa "Starò togliendo troppo tempo a XY?" e ancora "Sono una pessima madre...però lo faccio anche per lui/lei, per dargli/le un futuro migliore...". Chiede un part-time e l'ottiene, ma essendo un lavoro non d'ufficio, si vede spesso costretta a non rispettare gli orari classici, a lavorare in orari inconsueti, o a posticipare il ritorno a casa per esigenze lavorative.
Così, dopo un anno circa in cui il senso di colpa si fa più pressante, la disorganizzazione impera ovunque in casa e in più ci sono notevoli (e per notevoli intendo NOTEVOLI) ritardi dello stipendio, X decide, dopo averne parlato abbondantemente con Y, di abbandonare quell'occupazione che, se pur ormai non conveniente economicamente, è nel suo cuore.

Immediatamente la scelta di X sembra voltarsi a suo favore: dopo solo 1 settimana viene coinvolta in un lavoro entusiasmante! La durata è brevissima, ma l'esperienza interessante. Anche qui - ahimè - orari balordi; ma per fortuna è estate e i nonni sono in ferie. XY è salva e non sarà abbandonata. 

Da allora sono trascorsi 4 anni e X ha aperto P.IVA, Y continua a girare e lavorare senza sosta, X va a scuola, fa sport, si vede con gli amichetti. A XY si è aggiunta XYZ, da poco.

Bene, la questione è questa, come può una donna come X o come tante altre, nella situazione di X appunto, riuscire a conciliare famiglia e lavoro?

Non lo so è la risposta.
Scherzi a parte, in questo periodo sento parlare tanto di conciliazione famiglia lavoro: forum, associazioni, aziende, datori di lavoro che corrono ai ripari. Altrettante realtà in cui una donna con prole viene esclusa dal mondo del lavoro. Molti comunque stanno interessandosi alla questione, molti hanno capito che la donna è una risorsa, non una palla al piede con nani a seguito. Una donna riesce su più fronti, ha la capacità di buttarsi a capofitto nel lavoro e nelle faccende familiari, di dedicare la stessa passione a entrambe le dimensioni*

Conciliazione...ok, va bene, se hai un posto di lavoro che te lo consente. Se puoi chiedere permessi e puoi destinare una parte dei tuoi guadagni alla retta del nido o a una baby-sitter. In caso contrario? beh, nel caso in cui tu decida di metterti in proprio, chi pensa a te? I bonus dell'Inps. Sì, ok, ma non sono sufficienti! Un bonus da 800 euro, ad esempio, quanto riesce a coprire? Un mese di baby sitter forse, due mesi di nido...
E poi? che fai? Nella migliore delle ipotesi hai a disposizione nonni, zii, familiari vari disponibili e pronti a correre in tuo aiuto.
Questa sono io a una settimana dal parto, dopo aver firmato un contratto con una casa editrice, prima di mettere da parte l'orgoglio (sì, perché spesso le mamme credono di poter fare tutto da sole) e inviare un SOS
 

Ancora, hai poche commissioni lavorative per cui riesci a barcamenarti con i tempi, lavorando quando la prole riposa, o nei momenti in cui è tranquilla nella sdraietta.
Se così con fosse? Se non hai né parenti e in compenso tanto lavoro? Stanno nascendo anche tanti spazi di co-working, sapete? luoghi in cui puoi lavorare e c'è chi pensa ai tuoi piccoletto  Nella mia città ce ne sono un paio, non li ho ancora sperimentati, magari una mattina di questo prossimo inverno andrò a farmi un giro. 

Questa sono sempre io dopo l'SOS

...e questa è la nonna accorsa in aiuto


In ogni caso, cara mamma free-lance, spero che i tuoi committenti ti paghino per tempo, così da permetterti un aiuto esterno; spero ancora, cara mamma, che tuo marito non torni a casa tardi, spero che possa chiedere lui, ogni tanto, permessi, congedi parentali vari, per venirti incontro.

E' un mondo che sto scoprendo ora.
Vorrei veramente confrontarmi con tutte quelle donne che sono nella mia stessa situazione.
Vorrei trovare delle soluzioni con loro.
Ditemi, ditemi, come fate voi?






*[...] Le politiche per la conciliazione rappresentano un importante fattore di innovazione dei modelli sociali, economici e culturali e si ripropongono di fornire strumenti che, rendendo compatibili sfera lavorativa e sfera familiare, consentano a ciascun individuo di vivere al meglio i molteplici ruoli che gioca all'interno di società complesse.[...] (http://www.politichefamiglia.it/genitorialita/azioni-e-progetti/2015/conciliazione-lavoro-e-famiglia/)

venerdì 22 settembre 2017

Ballerina. L'abbiamo visto, c'è piaciuto. L'abbiamo rivisto e lo rivedremo ancora.

Avete mai avuto un sogno da rincorrere? io sì. Diventare una disegnatrice. Pagine e pagine di quaderni consumati dalla mia matita, storie inventate e animate da personaggi inventati; immagini che prendevano vita sulla carta.
Poi cresci, vai a scuola, a volte fai le scelte sbagliate; ti accorgi che il filo che ti congiunge al tuo sogno non si è spezzato, che l'hai solo perso di vista per un attimo. Così continui a seguirlo. Fai gli incontri giusti. Corri, sudi, ti fermi. Insomma, in un modo o nell'altro ad un certo punto ci sei, ce l'hai fatta; ce l'hai fatta per lo meno a riacchiappare quel sogno, che si è concretizzato senza nemmeno che te ne accorgessi, magari con lievi sfumature differenti da ciò che pensavi, ma c'è, è reale.
Bene il film d'animazione che abbiamo visto racconta proprio questo, solo che tutto avviene in un lasso di tempo minore.

Se mi avessero detto anni fa "Guarda che oltre la Disney c'è altro", non avrei prestato orecchio. Tse! 
Col tempo mi sono ricreduta. Sì c'è la Disney, la Pixar, ma ci sono anche tante altre realtà che camminano a testa alta nel mondo dell'animazione. Differenti, sicuramente, sia nell'animazione, nei tratti, nella poesia, nei colori. Legate al territorio in cui nascono, come tutto il cinema. Ho iniziato a apprezzarle a cominciare con Appuntamento a BellevilleNightmare before Christmas e i lungometraggi di Miyazaki.

Ballerina è una di queste realtà. La produzione è francocanadese. Leggevo che per la realizzazione del film il budget è stato inferiore rispetto a altri film di animazione; il risultato finale però non è affatto male!

Ambientato nella Francia di fine ‘800, durante gli anni in cui Gustavo Eiffel è impegnato nella costruzione della torre e della Statua della libertà (alla quale partecipò nella fase progettuale), Ballerina racconta la vicenda di Felicie che vive in Bretagna, in un orfanotrofio. Da qui, grazie all'aiuto del suo amico Victor - che vuole diventare inventore -, scappa per cercare di realizzare il proprio sogno: danzare all'Opera. I due arrivano a Parigi a bordo di un treno, come due clandestini. Girovagando di sera per le strade della città, Felicie si imbatte nel maestoso teatro: entra e sbircia la prima ballerina che sta provando sul palco. Ne è affascinata e ancor più convinta che è quello che vuole anche lei, per se stessa.
A Parigi Felicie dovrà lottare per ottenere ciò che desidera, rimboccarsi le maniche per vivere nella grande città, scontrarsi con una rivale di una classe sociale elevata, studiare, far valere le proprie passioni.

Le voci italiane dei personaggi principali sono quelle dell'etoile Eleonora Abbagnato (Odette), di Sabrina Ferilli (Regine), Emanuela Ionica (Felicie), già voce di Violetta, dell'attore Federico Russo (Rudolph), che recita in Alex&co.


La colonna sonora Tu sei una favola è cantata da Francesca Michielin.

Ora, tornando a noi, ci è piaciuto?
Sì, molto. Non siamo amanti della danza come disciplina da praticare personalmente.
Ciò non ha disturbato la visione del film. Marta è rimasta incollata alla schermo, e a fine film, come sempre quando le è piaciuto ciò che ha visto, è corsa su Spotify a cercare la colonna sonora e a modo suo ha cominciato a ballare.

E' un film sulle passioni, sui sogni.
La protagonista ha il viso simpatico; non è la classica ballerina austera rigida e bionda. Si fa voler bene. E' una bambina qualunque, che sprizza entusiasmo nonostante tutto; è una bambina, quando la sera prima della sfida decide di non studiare e esce. E' pur sempre una bambina, che alla fine riuscirà a realizzare quello che vuole perché la vita le regalerà una seconda opportunità, e perché deciderà che ci può riprovare. Felicie ti contagia con il proprio entusiasmo.
"Perché volete ballare?" è una domanda chiave del film, quella che potremmo rivolgere a ciascuno di noi, non solo ai bambini. Io risponderei - declinando la domanda su quello che appassiona me - "perché sento le farfalle nello stomaco".

I personaggi del lungometraggio ti dicono che per ottenere ciò che vuoi devi impegnarti, che la fortuna non centra nulla, che se imbrogli vieni scoperto, ma che se veramente ci credi, puoi ottenere quello che desideri, non è impossibile.
Vorrei gridalo a mia figlia, vorrei che lei ne fosse consapevole, vorrei che abbia anche lei un grande sogno da rincorrere. Vorrei che, come Felicie, ogni bambino potesse rincorrere il proprio sogno, non quello del genitore proiettato sul figlio, come nel caso di Regine e Camille.

SalvaSalvaSalvaSalva

Se ve lo siete perso a febbraio, sappiate che ora il film è disponibile in DVD e BLU RAY, oltre che  sulle piattaforme digitali.

All'interno del DVD gli adesivi del film. 


Piaciuti? Che domanda...sì, certo, apprezzatissimi anche questi! ;-)


Buona visione!

venerdì 15 settembre 2017

Vacanze nei family hotel

E anche oggi abbiamo mangiato. Cioè, anche quest'anno ci siamo presi alcuni giorni per staccare la spina; per la precisione, 4 giorni.

Ci siamo regalati una pausa, quasi a fine estate, perché ne avevamo bisogno, oltre che lo desideravamo.
La grande tra mare, campo estivo, amichetti, nonni che l'hanno scarrozzata in spiaggia, al parco, allo zoo, ha fatto il suo pieno di estate (avrei voluto darle di più, portarla in bici, ma quest'anno la nanetta ce l'ha impedito).
Il papà ha lavorato sempre, tornando a casa con un abbronzatura da muratore, perché pur lavorando nel settore musicale (l'estate - si sa - i concerti sono all'aperto, e se ti tocca di far soundcheck nelle ore calde) un bel segno di maglietta te lo becchi pure tu.

Dicevamo, vacanze settembrine. Belle, per l'amor del cielo! poco caotiche, ma vivaci al punto giusto, e più economiche. Però...c'è un però. Talvolta rischi di trovarti bagnato. E non dal mare.
In ogni caso, nonostante la pioggia torrenziale all'andata e al ritorno, ci siamo goduti questi giorni.

Per la nostra meta abbiamo spulciato il sito www.italyfamilyhotels.it.
Avevo voglia di non pensare a molto, di arrivare in un posto e lasciarmi coccolare, di portarmi lo stretto necessario. Di trovare una destinazione che sì, pensasse a me, ma soprattutto alle due pupe. I Family Hotel dispongono del necessario per i tuoi bimbi: dalla vaschetta al fasciatoio in camera, allo scaldabiberon e cestino per pannolini. Ancora, seggioloni, tovagliette e bavaglini usa e getta, colorati, di carta; stoviglie colorate e infrangibili a prova di bimbo. Un corner con la merenda pomeridiana e un cuoco destinato  alla cottura delle pappe, in modo da non doverti portar dietro omogeneizzati e pastina. Passeggini (ma non per i piccolissimi, purtroppo), bici con seggiolini, angolo giochi in albergo e nelle spiagge convenzionate.
A seconda della categoria che prenoti (non si parla di stelle, ma di "BINO", trovate tutto sul loro sito) hai tutte o alcune di queste agevolazioni.
Se Bea fosse stata più grandicella avremmo sfruttato meglio tutto ciò che l'albergo offriva, idem se Marta fosse stata più piccola.
In ogni caso, se tuo figlio è un po' più rumoroso, in questi alberghi non ti senti in difetto perché...non sei solo, non sei il solo con bimbi. Se scegli uno degli alloggi della categoria sai che ti imbatterai in altre famiglie con bimbi, e che il silenzio non sarà la parola d'ordine.

L'hotel da noi scelto è questo, alla periferia di Cattolica, ma con il centro facilmente raggiungibile a piedi (anche se  l'albergo era dotato di servizio navetta); a soli 50 mt dall'acquario  e dalla spiaggia.
Abbiamo optato per una pensione completa - se potessi esaudire un mio desiderio, mi regalerei una persona che cucinasse per me a pranzo e cena, che pensasse lei a cosa preparare e che mi facesse trovare tutto pronto, i piatti poi me li laverei io -: l'albergo prevedeva il self service, con una ricca scelta di portate, e con ottimi piatti, con tanto di serata romagnola e di ottima piadina.
I proprietari e tutto il personale erano accoglienti e sorridenti, soprattutto con i bimbi, ma non da meno con noi adulti. 
Ho scoperto la vacanza dei genitori single, lì soli con pargoli per necessità (dove uno dei due era a lavoro e l'altro si trovava a dover far trascorrere le giornate ai figli prima dell'apertura delle scuole) o per situazione personale.
In alcuni istanti mi sembrava di essere in una sorta di famiglia allarga, di vacanza tra amici e conoscenti, dove se tuo figlio si allontana da te per andare vicino a altri tavoli o a un altro ombrellone, non hai di che temere perché sai che sarà ben accolto.

Certo, abituati al mare della Puglia, sapevamo perfettamente che lì non avremmo trovato concorrenza da questo punto di vista. I romagnoli però hanno saputo ben giocarsi le loro carte, puntando sul confort più che sul paesaggio naturale, senza farti strapagare l'extra.

La cosa che mi ha sorpresa è lo spazio che ogni albergo, anche in pieno centro, ha saputo ritagliare per una piscina; piscine all'aperto, sotto i portici, all'interno, quadrate, tonde, con forme irregolari, con idromassaggio...tante, diverse, ma ogni albergo ne possiede una. Così come molti alberghi e servizi hanno dedicato uno spazio ai bimbi, con giochi, tappeti, tavolini, sedioline, libri.
L'attenzione prestata al turista e alle famiglie è ammirevole. Per me è stata una novità.

Piccoli scatti della nostra mini-vacanza


Ci ritornerei? sì.
Tornerei lì, ma proverei anche un'altra destinazione, ma è una soluzione che consiglio, anche a chi è amante dei campeggi, come me, perchè come già dicevo in un precedente post non fa sempre male chiedere aiuto e farsi coccolare. ;-)






venerdì 1 settembre 2017

messaggi di aiuto


io, io sono una donna forte! io non ho bisogno di nessuno! io me la so cavare da sola! due bambine? e che ci vorrà! <<Pronto? mamma? non è che verresti a trovarci? Sai, a Marta farebbe molto piacere...>>.

Tutto questo per dire che, in questa seconda gravidanza, ho capito che il trucco per non crollare e cadere è...chiedere una mano!
Banale, vero?
Non è approfittarsene. E' spirito di sopravvivenza.
Non so chi avete voi vicino - approposito, massima stima per le famiglie che si trasferiscono fuori dalla loro città di origine e che "producono" bambini senza l'aiuto di mamma e papà -, ma qui abbiamo la fortuna di avere, in un raggio di massimo 10 km, nonni materni e paterni.

A differenza della prima gravidanza, mi son ritrovata a alzare la cornetta, o semplicemente a rispondere Sì, lo voglio ogni qual volta mia mamma mi chiede "Hai bisogno di una mano?". Vabbe', ogni ogni volta proprio no, spesso sì.
Poi 'sta storia dell'allattamento all'inizio mi è sfuggita di mano: allattamento a richiesta, ok, ma Bea era un continuo richiedere. Ora i tempi tra una poppata e un'altra si stanno dilatando, per fortuna. Riesco a avere le mani libere per mezzora di seguito. A questo aggiungete che ho accettato un paio di commissioni a una settimana dal parto, per cui o mandavo un S.O.S., o a quest'ora sarai stata ricoverata per esaurimento, e le bimbe tolte alla loro mamma per pessime condizioni igieniche loro, della casa, della madre stessa.

Ho capito ancora di più che, se fossi ricca, vorrei avere a casa una persona solo per cucinare, o una che mi portasse cibi pronti e facesse la spesa di ciò che serve quotidianamente, per evitare di aprire il frigo e scoprire che "Toh! manca la frutta...toh! manca il formaggio...toh! mancano verdure, affettati, latte, ecc...".

E quindi, in cambio di questi aiuti - che, diciamocelo, erano anche finalizzati a rendere felici i nonni, i quali senza vedere le nipotine non sanno stare, soprattutto quando le nipotine misurano cm 60, pesano quasi 6 kg, iniziano a fare le ruffiane davanti agli sguardi innamorati della gente - dicevo, in cambio di questi aiuti, ho sopportato a denti stretti mio padre che al cospetto di un neonato diventa un uomo mieloso e di burro, cambia tono di voce, parla in silenzio sussurrando teneri versetti (probabilmente abbassa il tono della voce perché sa che io lo prenderei in giro), lui che con noi figlie femmine raramente (se non mai) era tenero e delicato.
Ho concesso a mia madre di aiutarmi coi servizi domestici; potrà sembrare un'assurdità...hai concesso? se però pensate che non mi piace affatto - e lei lo sa - che si metta a pulire casa mia perchè mi dispiace farla stancare, allora sì, ho concesso.
Alla fine di tutto ciò, w i nonni!w gli aiuti miracolosi di chiunque!
Non fate le dure se qualcuno vi porge una mano, se potete prendetevi anche il braccio, con moderazione e chiedendo sempre. Tra un po' ci aspetta un trasloco: nonni, preparatevi! ahah!

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