lunedì 30 maggio 2016

Cammini da sola, e io ti annuso.

Beh, quando è successo che sei cresciuta così?
Un giorno, di punto in bianco, scopri che sai andare in bicicletta senza rotelle, perché - zitta zitta - ti sei allenata in casa; il giorno dopo io e te usciamo per le strade della città, tu con la tua e io con la mia.

Quindi...d'ora in avanti non dovrò più usare il seggiolino? quindi da ora in poi sarò più leggera...quindi vai da sola, giusto?

Ecco, come dire, un po' mi spiace. Sono fiera di te, certo! Ho insistito perché imparassi, ma ho insistito in tempi non sospetti, e quando non era ancora il tempo giusto per te. Insistito non è la parola giusta: ho tentato. Ho tolto le rotelle perché avevo deciso che quella era l'estate per questo traguardo, ma tu avevi paura e non ne volevi sapere.
Lo hai deciso da sola, quando eri pronta TU.
Ed eccoti, fiera, che mi pedali davanti e accanto. 

Un altro aggeggio infantile da archiviare. Vai sulle tue gambe.

Mi spaventa questa velocità, oh, come mi spaventa!
Se guardo indietro mi sembra di essermi persa tanti passaggi, o per lo meno non li ricordo nitidamente. 
Forse devo rallentare anche io, e godermi gli attimi, per non ritrovarmi un giorno - non troppo lontano - a rimpiangere quello che è l'attuale presente. Ecco perché la mattina, prima che tu apra gli occhi e cominci la giornata, mi sto fermando a annusarti e baciarti; prima che, adolescente e in preda a crisi di indipendenza e rifiuto dei genitori, mi allontanerai con simil-ribrezzo. Sai com'è, ne approfitto ora che sei ancora relativamente piccola.
Stai crescendo, argh!!!
Intanto continuo a annusarti.

giovedì 19 maggio 2016

Curriculum e colloqui. Storie di vita


Cosa passa, nella vita di una persona, tra l'invio di un curriculum vitae e l'arrivo di una chiamata?
Dunque, premettendo che inviare una candidatura non sempre - quasi mai - corrisponde a "PRONTO? parlo con la signora Gabriella Carofiglio? lei ha inviato una candidatura, la contatto per un colloquio", premettendo questo, analizziamo la situazione che si è verificata questa volta.

Di c.v. ne hai inviati molti, alcuni con cognizione di causa, altri per disperazione, altri accompagnati da forti dosi di speranza.
Ti colleghi, apri il sito X, scorri le offerte e ti dici "questa potrebbe andare per me".
Compili la domanda, alleghi il c.v. e stop. Chiuso lì. Continui a fare quello che stavi facendo (A. Nulla B. Navigare e cercare altro C. Scrivere un post D. Disegnare E. Varie e eventuali, tra cui sistemare casa, fare la spesa, preparare i pasti).
Passano i giorni, alla candidatura non ci pensi più perché nel frattempo ne hai inviate altre o perché la vita continua e hai cercato di costruire un futuro vivibile per te e la famiglia, con quello che potevi fare in quegli istanti di vita. A distanza di un mese ti arriva la telefonata di cui sopra.
WOW!
Il grande giorno ti prepari, ti vesti, prendi quello che ti serve e monti in bicicletta: vai a incontrare la persona con cui colloquierai. Sei felice e un po' agitata, perché ti conosci bene.

Ogni incontro è logicamente diverso dall'altro. A ogni incontro ti viene posta la domanda che ti fa entrare nel panico. Dieci secondi di "e ora che rispondo? Come organizzo la conversazione?", poi cominci, parli, balbetti. 

Esci, strada facendo pensi che avresti voluto dire quella cosa e poi quell'altra e ancora avresti voluto far vedere esattamente quella cartella di lavori che ti eri portata, ma che hai dimenticato di avere. Perché non hai saputo affrontare la situazione nel migliore dei modi (come quando eri piccola, ti confessavi, ma dimenticavi sempre di raccontare la cosa più importante, quella che ti eri ripetuta prima di entrare nel confessionale, quella che avrebbe potuto dare la svolta al tuo dialogo con il sacerdote di turno).

Tutto questo per dire che no, non sono affatto soddisfatta, che avevo voglia di scriverlo qui oltre che dirlo a marito e amiche; ma che tutto sommato sono tranquilla, perché avevo tanti pensieri riguardo a quel lavoro. O forse è solo la paura di riaffrontare un team nuovo, dopo tre anni di lavoro in piena autonomia; forse ho paura di perdere il tempo prezioso da dedicare a mia figlia, alla mia famiglia, al lavoro che mi piace, al progetto che con altre persone stiamo ormai concretizzando.
Non so.
In ogni caso...le faremo sapere ;-)

venerdì 13 maggio 2016

Asili, violenza e pensieri

Sono stati gli avvenimenti di questi ultimissimi giorni a farmi riflettere: l'ennesimo caso di violenza negli asili, questa volta in un rione della mia città. Violenza fisica verso questi esserini. Malvagità e tanta debolezza psicologica, credo. 

Ho pensato a tutte le volte in cui, io, mamma (e quindi anche educatrice), esausta, sono arrivata ad alzare la voce e a "mollare uno sculaccione", perché la stanchezza in quel momento mi aveva messa KO e l'istinto ha guidato la mano verso il culetto di mia figlia. 
Tu sai perfettamente che è sbagliato, ma un insieme di situazioni - tra cui anche capricci e reazioni sbagliate dell'altro, irritabilità e stanchezza tua - portano la situazione a precipitare.
Ditemi dove si nascondono in questi casi il contare fino a 10 per trattenere parole e azioni, il manuale del genitore perfetto e i buoni propositi. Ditemelo, perché vorrei stanarli.
Per fortuna dall'altra c'è la voglia di abbracciarsi, di chiedersi scusa, di riflettere sulle proprie azioni "no", di volersi sempre bene. Per fortuna non c'è cattiveria.

Sarei curiosa di vedere la faccia e le reazioni di quelle maestre di fronte alle registrazioni delle loro infime performance in classe. Perché 15 giorni - di violenze - in un solo mese non sono pochi. Non si tratta solo di stanchezza (ma non sono una psicologa, né psichiatra). 

Cosa possiamo fare noi genitori, noi familiari? Ascoltare le loro richieste a volte implicite. Indagare senza forzare, dare loro quell'appoggio che non trovano altrove, non accusare, non fare giudizi, dare riparo, conforto. Ascoltarli quando giocano, captare segnali senza chiedere necessariamente, CONFRONTARCI e supportarci (tra noi).
Accoglierli e rispondere con amore alle loro mani tese.

Ricordo che Marta, durante il primo anno di scuola materna, cominciò a fare incursioni sempre più frequenti nel nostro letto. La cosa mi mandava in tilt a volte, perché volevo riposare e la sua presenza me lo impediva. Spesso - sempre - dormiva con noi. Non sapevo come spiegare la cosa, visto che era stata quasi da subito nella sua cameretta, in totale autonomia. Probabilmente la nuova esperienza mandava in tilt anche lei: l'asilo, i compagni, le maestre (che magari non erano particolarmente dolci e materne). Se potessi tornare indietro presterei attenzione a tutto, perché la sua serenità è importantissima. Se potessi tornare indietro mi sforzerei di accoglierla a braccia aperte ogni notte.

A venirci in aiuto c'è La via dei colori, un'associazione onlus che tutela minori e minoranze che hanno subito violenze. leggete sul sito la loro storia: da un episodio drammatico è nata questa preziosissima fonte di aiuto. Sapranno fornirvi di tutte le informazioni e i supporti necessari (testati in prima persona). 


Ora (o meglio già dalla fine del secondo anno di scuola materna) lei dorme nuovamente da sola in camera sua. però tutte le volte che il papà parte mi fa compagnia.

E' bello perché so che questo la rende felice (ma fa felice anche me).

mercoledì 4 maggio 2016

Maltempo malanni malasanità

Maggio. Sud. Piove e fa freddo. Maltempo fino a data da stabilirsi.
Questo tempo sta mettendo KO tutti. 

Starnuti tosse e suoni provenienti dalla bocca dappertutto.
Il panico della mamma ansiosa si scatena. "Al riparo!!!", ma nulla potrà fermare il germe insano che vorrà prendere possesso del tuo corpo. E quindi ok, mettiamoci l'anima in pace e scongiuriamo di non essere i prescelti, perché possiamo fare solo questo. 

Noi il malanno mensile non ce lo facciamo mai scappare, "pare brutto", direbbero dalle mie parti; e così come da migliore tradizione, ci siamo fatte l'ennesima settimana in casa tosse-febbre-tosse-tossetossetosse, con annessa corsetta al pronto soccorso, tanto ormai abbiamo capito come funziona: arrivi con un carico di preoccupazione pari a 1000, nell'attesa interminabile il carico arriva a 2000 perché sei circondato da casi peggiori. In ambulatorio tocchi i 3000 perché non capisci se i dottori son lì per noia, perché li hanno messi a fare quel turno - ma vorrebbero essere altrove -, per passione, per passare il tempo. Saranno competenti? ti chiedi. Allora perché diavolo sei venuta qui? Boh, non sapevo dove andare. Avevo stressato già tanto la dottoressa, avevo bisogno di un'altra spalla su cui piagnucolare "mia figlia è posseduta dal demone della tosse, non passa, ha attacchi continui, non si calma con nulla. Cosa devo fare dottore'?", una spalla di un dottore qualunque che quando ti parla e visita non ti degna di uno sguardo, non ha alcun tatto con i bambini...eppure è un ospedale pediatrico, non dovrebbero sentire un minimo di trasporto verso gli esseri umani under 14?
Insomma, per lo meno in sala d'attesa trovi sempre qualcuno con cui condividere i dispiaceri; la cosa positiva è la solidarietà tra famiglie, lo scambio di esperienze. Anche se, se provi a passare avanti per meriti e non per furbizia, lì allora tutte le buone intenzioni e maniere vengono meno, perché il tuo sarà sempre lo scarrafone più grave degli altri.


lunedì 2 maggio 2016

#unomaggioduemilaquindici, il capodanno dei lavoratori e non...auguri!.

Mi ritrovo nuovamente commossa quando accendo la TV sul canale del concertone in piazza San Giovanni e sento parlare di lavoro. Anzi no, non lo sento, lo capto, lo annuso. Non si parla, ma si celebra. Si celebra il lavoro, il diritto, le vittime.
Mi commuovo, di nuovo, come ogni anno.

Ti auguro di poter celebrare questa giornata, tra qualche anno, in serenità. Ti auguro tranquillità d'animo, la auguro a tutta la generazione futura.
Che tu possa ballare e cantare serenamente, non per buttar fuori rabbia. Ti auguro giustizia. 'Chè il tuo "unomaggiofuturo" sia splendente.


Domande che richiedono preparazione

Dopo " da dove escono i bambini " siamo passati a " perché siamo fatti così? " (non è che esiste una puntata di Sia...