Routine sì. Routine no


Routine o no-routine, questo è il problema.
Penso che ognuno di noi ce l'abbia la propria routine, sia classica o alternativa.

Vivo una vita talvolta atipica rispetto alla massa, per via dei lavori che io e mio marito svolgiamo, che ci portano a stare insieme quando il calendario vorrebbe che si svolgessero altre attività - anche se, vi dirò, ultimamente sto scoprendo molte situazioni simili alla mia e non mi sento più un pesce fuor d'acqua (dovrei iniziare a frequentare di più i miei "simili"). Ho un lavoro senza orario fisso, uno di quelli che fa dire agli altri "ma veramente? e ti pagano per fare questo?". Un lavoro che a volte lavoro non è, è solo passione. Un lavoro che ti fa lavorare quando fuori è silenzio, che non ti fa litigare con i colleghi. Puoi restare in pigiama, o in mutande, mangiare e viaggiare contemporaneamente; essere in Brasile o a casa tua, è sempre lo stesso lavoro. 

La mia routine però c'è e è una certezza.
Le novità fanno parte della vita, il vivere alla giornata, attimo per attimo, dovrebbe essere la prassi. Ma quei piccoli punti "monotoni", quali la colazione quando tutti ancora dormono,  la cura del viso la sera, lo sport pomeridiano di mia figlia che mi concede un'ora d'aria con altre mamme - e quindi ritrovarsi in uno spogliatoio a chiacchierare -, o ancora il controllare la posta prima di sedersi a lavorare...queste piccole azioni e altre sempre uguali e puntuali mi danno un senso di sicurezza.
Un salvagente in un mare impetuoso o un po' increspato. Non so se le eliminerei; fanno parte della vita, della mia vita.  nello scombussolamento generale delle giornate sapere che ci sono dei punti fissi mi rende serena e rassicurata.

Sul Treccani la parola routine è spiegata anche come pratica, esperienza. Mi piace vederla così, oltre che come un'azione abitudinaria, uno svolgimento assiduo di un'attività che fa acquisire competenza [cit].
Bene, non so che competenza possa acquisire facendo colazione in tranquillità...forse imparare a godere dei piccoli momenti, ecco! In ogni caso non voglio affibbiare alla parola un senso negativo e questa definizione mi piace molto. Dalla mia routine imparo a pazientare, a andare piano, a prendermi cura di me. Quando la routine comincerà a starmi stretta sarà il caso di abbandonarla, perché vorrà dire che non mi starà dando tranquillità, ma mi porterà solo a essere ossessiva nelle azioni.

Ma le routine degli altri ci infastiscono? A volte credo di sì, perché rompono quelli che sono o non sono i nostri schemi; ci sembrano azioni che si susseguono in maniera assurda, a noi incomprensibile. Bene, nell'ottica di un significato positivo della parola, lasciamo che ognuno abbia le sue senza giudicare. Giuro che ci proverò! 

Questo post partecipa al blogstorming
http://genitoricrescono.com/tema-del-mese-la-routine/

Commenti

  1. Concordo con te sul fatto che ciascuno di noi abbia le sue routine, che non vogliono dire solo orari fissi ma piccoli gesti quotidiani che ci fanno stare bene. La colazione è una di queste anche per me, come la lettura della buonanotte al ricciolino o la sequenza di gesti che faccio appena arrivo in ufficio o in altro luogo che, per qualche ora o un giorno, sarà il mio "ufficio".
    Anche io vedo positivamente la routine, forse perchè non mi è stata imposta ma sono io ad essermela creata. Altrettanto positivamente vedo i moemnti in cui la "rompo", cambiando aria e abitudini, come in vacanza, per poi tornare più carica e convinta alla "vita di sempre".

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    1. sul fatto di imporla hai ragione...a volte penso se inconsciamente non cerco di inculcarne una a marta, perché mi fa comodo :-P

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