martedì 27 ottobre 2015

Capelli e pubblicità



Ha la fissa del capello liscio, ultimamente. Di già? certe fisse non arrivano intorno ai 12 anni, quando il corpo della donna comincia a subire trasformazioni, e la testa lo segue pari passo, anzi a un certo punto lo supera di gran lunga?
Mi son dimenticata di com'ero io alla sua età? Sì.

....ecco! Cavolo! Anche io da piccola desideravo i capelli lisci, lunghi, setosi. Anche io sbavavo dietro le chiome piatte delle mie compagne. Guardavo le pubblicità della Mattel e speravo di svegliarmi come le mini-attrici degli spot. Anche io.
Quindi i canoni di bellezza non hanno subito variazioni. Oggi come allora le bimbe delle pubblicità sono per lo più bionde e con i lunghi e invidiabili capelli.
Marta ha capelli invidiabili, sì, soprattutto per la quantità. Abbiamo fatto l'enorme errore di tagliarli - sotto sua richiesta insistente - e ora non vediamo l'ora che ricrescano, per poterli liberamente acconciare o lasciar sciolti. Il parrucchiere - uno X testato per l'occasione, da cui non torneremo più - ha fatto un danno, "mozzandoglieli" in alcuni punti, e non considerando la struttura e le loro caratteristiche.
E tutti quelli che ripetutamente dicevano "perchè non li tagliate? poverina, quanti capelli!" forse ora si saranno ricreduti. Perchè se hai folti e vaporosi capelli tagliandoli non risolvi il problema, ma lo amplifichi con la ricrescita. Poi da che mondo e mondo avere tanti capelli è un problema? Non lo è per caso perderli, i capelli?
Bah!
Tornando a noi, in classe di Marta sono solo 5 bambine, quattro delle quali hanno capelli lisci lisci lisci. Due di loro sono persino biondissime. 
Marta non è tra queste quattro.
Da alcuni giorni si pettina davanti allo specchio, lei che non aveva mai prestato particolare attenzione a spazzole e pettini, se non per gioco. Si pettina i capelli visibili al suo occhio sperando che si possano appiattire.
                     

Qualche giorno fa le ho detto che i cappelli schiacciano: ecco che si è presentata a tavola come sopra e con un bel sorriso.

La società li vuole setosi, lisci e lunghi, sia che tu abbia 15, 20, 30, ma anche 5 o poco più anni.
Come farle capire che anche diversa sei bella? Che donna non è uguale a biondo o fuxia o glitter o paillettes...
Ci provo, compriamo di comune accordo capi "unisex", ne parliamo, siamo d'accordo sul fatto che questi capi ci donano -  anche se non sono brillantosi come quelli delle pubblicità - poi magari qualcuno le dice che sembra un maschio perchè ha quegli stivaletti là e crolla tutto il lavoro fatto a casa. Ora non si deprime, non si chiude in camera, ma arriverà anche quel momento, lo so, magari questo tra almeno 7 anni, dai, ma arriverà. Voglio essere pronta! ma non volevo cominciare l'allenamento già adesso :-P

lunedì 19 ottobre 2015

Think



Le giornate un po' grigie anche se fuori c'è il sole. I sensi di inadeguatezza e l'incapacità di fare quello che sei solito fare. 
Il tempo a disposizione che non si sa sfruttare bene. 
Crogiolarsi in questo stato e non far nulla di che per uscirne, perchè si sa che prima o poi se ne verrà fuori. Sono giorni.
Una voce amica riesce a dare sollievo, ma anche una mail, talvolta, sorbisce lo stesso effetto. 
Vorrei trasformare questo blog in qualcosa di "produttivo". Arriva la crisi delle blogger, vero? Ho letto più e più volte di blog abbandonati perchè la vita era cambiata, o perchè non più rappresentativi, o anche per impossibilità di starci dietro...insomma, anche io sto attraversando la crisi della blogger, a 5 anni dalla sua nascita.
Lo manterrò vivo come diario "segreto", ma forse ora ci vuole altro. Ci vuole un ulteriore stimolo alla scrittura e al disegno. Un tema, una traccia.
Non sono triste, però. Mi sto dicendo che devo godere di questo stato, lavorando e dandomi da fare per lo step successivo, quando questo verrà. E buttare su carta le idee, tutte quelle belle idee che non riesco a concretizzare ora, ma che so che avranno tempi migliori. Intanto le scrivo per non dimenticarle.
La colonna sonora di questo post è qui https://youtu.be/qNI07NJcQrc

venerdì 9 ottobre 2015

Quale sport per noi?



Farà nuoto! No danza (troppo rosa! Nessuno mi aveva pre-annunciato che avrei avuto una bambina rosa-dipendente), nè pallavolo, nè judo...nient'altro che nuoto.
Come al solito non fare i conti senza l'oste.
Oggi sono qui, nello spogliatoio della palestra vicino casa, ad aspettare che termini la lezione di ginnastica ritmica. Da quella porta taglia-fuoco, verde, uscirà Marta. Felice, perché la sento ridere e parlare (questo non rientrava nel programma della lezione). 
La sua prima lezione. É felice, è in compagnia della sua amichetta di classe. 
Io c'ho provato, l'ho portata in piscina per farle conoscere il nuovo ambiente. Le ho presentato le ex-colleghe della mamma, quelle che le avrebbero insegnato a stare a galla con disinvoltura. Non mi interessava si trasformasse in Federica Pellegrini, volevo che galleggiasse e prendesse maggiore confidenza con l'acqua. Il corso di nuoto invernale, con i compagni di classe, l'ha resa più sicura...ma speravo in qualcosa di più. Comunque - dicevo - questo nuovo sport le piace proprio, e son contenta.
Io ero anche una di quelle che credeva nello sport fine a se stesso, e non come "intrattieni" per i pomeriggi. Invece mi son trovata a ricercare un'attività pomeridiana (giuro che resterà solo questa) anche per farla stare in compagnia di altri coetanei all'infuori della scuola. Devo solo trovare ora qualcosa da fare io in quest'ora "di buco"; oggi sto scrivendo sul blog, martedì si vedrà (libro? Disegni? Sì, potrei approfittarne per ritrarre Marta all'opera).
Riaffronteremo l'argomento nuoto in primavera, a ridosso dell'estate...io all'attacco ci torno, eccome se ci torno!
Nel frattempo danziamo come Hilary!

lunedì 5 ottobre 2015

pensieri del lunedì

Il momento di vuoto, di nero, di pausa creativa…il panico da foglio bianco…il momento svogliato…arrivano. Inutile disperarsi; arrivano, passano, ritornano. 
Sbattere la testa? non serve. Deprimersi? non serve. Tempo, ci vuole tempo. E aria, una bella boccata d'aria; perché restare chinati alla scrivania, o seduti davanti al monitor, non farà altro che prolungare l'attesa e renderla meno dolce.
Io al computer mi perdo, mi isolo, mi deprimo, navigo, guardo piango e mi deprimo; e mi distraggo, ma non in maniera positiva.

Sono in uno di quei periodi lì, quelli bui per l'appunto.
Una sconfitta che ti manda in paranoia, la voglia di ricominciare, riprendere in mano gli arnesi e guardare al futuro - ma non troppo - dalla giusta prospettiva. Perché a volte ti sembra di fermarti, di stagnare, di adagiarti in una situazione. Allora forse - pensi - le sconfitte servono a rialzarti e cambiare o raddrizzare rotta, perché no.
Stavo percorrendo la strada sbagliata, o semplicemente calpestavo il suolo spinta dal vento alle spalle. Il vento s'è fermato e io ho rallentato.
Ok, la spinta facilita il percorso, ma è la tua testa, sono le tue gambe che devono imprimerla al resto del corpo, altrimenti sei una barca in balìa di un mare calmo. Piatto.
Allora riprendi il controllo, affronta di petto il vuoto di quei giorni, fai altro (se puoi farlo) anche solo per un'ora e poi torna all'attacco.

Oggi metterò nero su bianco quello che vorrei, i progetti piccoli e grandi che ho, le cose importanti a cui dare valore e dedicare tempo.
Sedere, schiodati dalla sedia, cambia stanza, cambia scenografia!
E se una cosa non andrà come avevi preventivato o sognato, non è detto che tu sia triste.
La felicità ti può stupire.

Gabriella Carofiglio, Attraverso 


Domande che richiedono preparazione

Dopo " da dove escono i bambini " siamo passati a " perché siamo fatti così? " (non è che esiste una puntata di Sia...