martedì 25 febbraio 2014

frequentare bambini porta malattie

Viviamo in un clima di terrore. Il mio pediatra (scusate, il pediatra di Marta) mi fa venire l'ansia da raffreddamento e malattia. La sta crescendo a pane e antibiotici. Se da un lato è contrario a biscotti nei primi mesi di vita (quei biscotti che tanto vengono pubblicizzati e di cui ultimamente ne hanno fatto una bevanda: latte e biscotti già sciolti in un unico brick), a merendine e cioccolata, omogeneizzati industriali ( e per questo l'ho sempre ringraziato, anche se nelle emergenze li ho usati anche io…non sempre, per ovvie questioni di tempo e organizzazione, si riusciva a cucinare e congelare in largo anticipo); se da un lato l'avrebbe allevata a latte d'asina preso direttamente alla fonte, dall'altro alla prima avvisaglia - a parer mio - ci prescrive l'antibiotico. Lei tra settembre e ottobre ne ha presi 4, più altri nei mesi precedenti e successivi. Domani ne finiremo un' ennesima boccetta, e poco meno di 10 giorni prima ne avevamo terminato un altro (o meglio sempre lo stesso). Le viene spesso la tosse; da ignorante mi vien da pensare che forse bisognerebbe puntare a cure preventive, che rafforzino le difese immunitarie…da ignorante non so se esistano.
Per alleviare il dolore, per dirmi che esistono cure - e medici - alternativi, mi sono abbonata a UPPA, e tutte le volte che lo sfoglio…respiro. Lo leggo per darmi coraggio, per sdrammatizzare quello che lui mi fa sembrare come la catastrofe. Un raffreddore per me diventa veramente una catastrofe; il ritorno a scuola è sinonimo di "oh no! adesso si ammalerà!".
L'altro giorno è venuto fuori - sempre a detta sua - che anche la scuola della nana è la peggiore della città, è un covo di germi e malattie: i genitori portano i bambini a scuola anche se ammalati e con vomito. 
Bene, dottore, non voglio contraddirla, lungi da me che, ripeto, sono ignorante, ma parlando con le mie amiche, noto che anche i loro figli si ammalano spesso, da quando vanno all'asilo. Quasi tutti hanno perennemente il moccio al naso. E frequentano tutti scuole diverse da quella di Marta e tra loro. Credo, dottore, che se i genitori lavorano, capita che portino all'asilo i bimbi anche se malaticci; non è giusto, ma capita, soprattutto quando non si ha possibilità di lasciarli altrove e non puoi prenderti nessun permesso.
A Marta viene vietato di tornare a scuola prima dei 7 giorni, soprattutto se è sotto antibiotico: lui per evitare che io, madre snaturata, me ne infischi dei suoi consigli, non mi fa il certificato medico. Marta è la bimba che più si assenta, in classe, ed è quella che non fa a tempo a rientrare che già è nuovamente sotto cura antibiotica.
Io, da ignorante, ho letto dappertutto che non bisogna esagerare, che gli antibiotici non sempre sono la cura, e da ignorante ho visto che un particolare tipo di antibiotico ormai su lei non ha più l'efficacia dei primi tempi.
Allora perché non cambio? mannaggia a me, è che ho paura di lasciare la strada vecchia per la nuova, di saper cosa lascio e non saper cosa trovo, ecco. Ho paura di trovare un pediatra incompetente come il primissimo di Marta, che ho cambiato di corsa. 
UFFA! o UPPA :-)
Intanto, portarla da un altro senza aver cambiato, per sentire il parere di un altro professore (di cui ho già il numero in tasca, e che ho chiamato l'ultima volta, ma non m'ha risposto) significherebbe fare una bella figura di……perché la ragazza qui parla, parla, parla e racconta racconta racconta quasi tutti i nostri pepiti, anche al suo dottore. Per cui, prima di agire, bisogna riflettere e assumersi tutte le responsabilità. Nel frattempo…Marta, scaaaappa!!!


venerdì 14 febbraio 2014

io "parto" da qui


Il primo incontro, quello in cui ti ho vista in carne e ossa, in cui ho vista come eri fatta è stato quando ti hanno poggiata velocissimamente sul mio petto, per vedere se ti attaccavi: tu hai preso il mio seno e io ho detto “mia figlia”. Eri bellissima, con gli occhi gonfi, sporca, i capelli bagnati. Poi ti hanno portata via, dovevano lavarti, controllarti, e io dovevo essere ricucita (l’ora più brutta, il momento peggiore del parto).
Ho dormito finchè l’ostetrica non m’è venuta a svegliare pigiando sulla mia pancia, per “svuotarla”. Ho mangiato, mi hanno riportata in camera dopo un bel po’. Non capivo se eri vera, non c’eri in stanza, per un po’ avevo rimosso. Qualcuno è andato a recuperarti dal nido e allora ho realizzato. Era scura di carnagione, guance rosa, capelli folti dritti e neri: la tutina ti stava stretta, avevamo sbagliato la taglia. Ricordo che durante la prima notte volevo tenerti accanto, ma la nonna insisteva perchè ti lasciassi nella culla, potevo farti male.
Quella notte tu hai pianto un po’; sentivo mamme, dalle altre stanze, che urlavano per i dolori dell’allattamento. Tu facevi male, sì, ma quelle urla di rabbia mi sembravano inopportune. Era tutto sopportabile per me, in quel momento. 
Tornata a casa, il buio: un senso di inadeguatezza, la paura di non capirti ( e a volte non capivo i tuoi pianti), di essere sola, di dover chiedere aiuto. Dovevo abituarmi a te, a una casa nuova ancora non perfettamente arredata, a noi, ai tuoi ritmi. Ho imparato ad amarti col tempo: sei sempre stata mia figlia, ti ho voluta da subito, ma l’amore che prende il posto dell’innamoramento è arrivato gradualmente, man mano che scoprivo cosa eravamo in grado di fare; quando nelle difficoltà ho imparato meglio a sdrammatizzare. Quando non mi sono sentita solo inadeguata, ma anche più mamma.

L'IDEA



e ora…tocca a voi! Vi aspettiamo su fb per tutti i dettagli. Quella che avete letto è la mia storia, siamo curiose di leggere le vostre ;-)

giovedì 13 febbraio 2014

Spot

…momento reclame.
Se non avete tempo, se volete delle idee carine e veloci…ecco qua, potete cliccare qui, qui e qui.
Sono i miei contributi sul sito di Donna Moderna.
Buona giornata!


mercoledì 12 febbraio 2014

Bari Chocolate

Voi ce l'avete qualcuno bravo in cucina, in famiglia? Ok, le mamme...anche se, la mia, ha imparato a cucinare un po' tardi; diciamo che ci siamo sorbiti tante paste al sugo, prima di arrivare a mangiare dei cannelloni ottimi e un piatto di fagiolini e patate (pietanza entrata in uso a casa mia dopo che io li avevo assaggiati a casa di una mia amica). Lei potrebbe dire, a sua discolpa, che mio padre, proveniente da famiglia "barese barese", dove ci si nutriva di ragù, braciole (o brasciole), poco era abituato a sapori diversi, che non fossero quelli appunto, o fave e cicorie. Poi lei lavorava, per cui era la nonna che provvedeva per lo più ai nostri pranzi, finché non è nata mia sorella e lì il mio stomaco e il mio palato son stati messi a dura prova, perché mia mamma ha lasciato la sua occupazione per dedicassi a noi…ciao mamma! eheh!
Dicevamo, parenti cuochi, a cui rivolgersi quando si è in difficoltà, per consigli, soluzioni, salvataggi in genere; io posso disporre di mia mamma, mia nonna, l'altra mia nonna, la mamma di Fra', il papà di Fra', sua sorella e mia sorella, la seconda.

Quest'ultima, dopo una laurea in scienze dell'educazione e un master, ha cominciato a dedicarsi alla sua vera passione, la cucina. Ultimamente si sta specializzando in cioccolateria, se si può dire. 
Quelli che vedete in foto sono suoi: si è data alla produzione in vista di San Valentino: cioccolatini personalizzati! mica pizza e fichi! e vi assicuro che sono ottimi - testati personalmente -. 

foto by gab

Non mi dilungherò con il tessere le lodi, né con le ricette (che non ho e comunque non saprei raccontarvela, visto che non ci ho messo mano io, se non per mangiarli.
Sono qui solo a farle pubblicità; e quando avrà un locale tutto suo so già che correrete a gustarveli anche voi.







P.S.: per le foto prendetevela con me, le ho fatte io 

lunedì 10 febbraio 2014

parto dalla caldaia, ma arrivo alla legalità


Scusate, non potevo tacere la mia gioia. 
Questi giorni son passati, per fortuna non troppo freddi, e con due docce, una in casa di amica, l'altra dai suoceri.
Ce l'abbiamo fatta, ma avere una caldaia ri-funzionante è troppo bello. Ora però so che posso resistere anche senza accenderla troppo. Vabbe', intanto mi godo l'acqua calda, la doccia senza aver preparato prima un borsone da piscina, il lavaggio dei piatti con acqua tiepida, i panni e il pigiama sui termosifoni per accelerare l'asciugatura, o semplicemente per riscaldarli la sera, prima di indossarli. 
Marta è stata così colpita dall'andirivieni di tecnici e ingegneri idraulici e dal mio disegno precedente, che ora disegna solo caldaie.  Punto.

Venerdì pomeriggio, con Marta a seguito, sono andata alla presentazione del libro La legalità del noi, scritto da Giuseppe Gatti, magistrato antimafia, e Gianni Bianco, giornalista della Rai (con prefazione di Don Luigi Ciotti), due uomini della mia città, gente che anche in gioventù ha lottato per grandi ideali.
Sul sito della casa editrice, Città Nuova, scrivono "Storie di riscatto ed emancipazione dalla logica della violenza, della sopraffazione, del malaffare, dell’omertà.
Contro la logica della morte che costituisce l’essenza della criminalità organizzata. Per una cultura della vita, della legalità, della libertà. Storie di uomini e donne che ce l’hanno fatta. Che hanno alzato la testa. Insieme. Perché insieme si può. Storie come quelle di Ercolano, prima città del sud nel quale il pizzo è stato dichiarato fuorilegge; grazie al lavoro congiunto di cittadini, istituzioni, magistrati, forze dell’ordine. Storie come quella della Calcestruzzi Ericina di Trapani sulla quale la mafia aveva messo gli occhi, riscattata dalla cooperativa di ex dipendenti dell’azienda. Con coraggio e ostinazione. Segno di una (lenta) rivoluzione per riaffermare da cittadini la cultura della legalità."
Sono intervenuti Franco Roberti (procuratore nazionale antimafia), Anna Canepa (segretario generale Magistratura democratica) e Salvatore Cantone (presidente Associazione antiracket di Pomigliano d'Arco). A moderare l'incontro Giovanni Zaccaro (coordinamento Area Bari).
A fare da sfondo attivo alla presentazione, una serie di testimonianze da parte di chi ha lottato contro le ingiustizie (nonostante il pericolo) e chi quotidianamente opera nel sociale, accanto a persone "difficili", gente che cerca di lavorare nel rispetto della legalità e delle relazioni. E Gatti diceva appunto che legalità è intesa come relazione; legalità di una comunità che collabora. Non deve essere più lotta solitaria da parte di vittime, ma bisogna mettere insieme le forze.
Sala strapiena, gremita di gente comune, giornalisti, tv, ma anche polizia e scorta: "roba seria!", ho detto a Marta. Ho cercato di spiegarle che si raccontavano storie di persone che erano state derubate (sono state private di denaro, lavoro, serenità, ecc…); lei ha ascoltato, a volte disegnato, ha battuto le mani. Non si è accorta della presenza di armi, stemmi, divise. Ha partecipato attivamente anche lei, sorprendendomi per tanta pazienza.

Il libro l'ho regalato anche a mio cugino, che "da grande farà il magistrato". Gli auguro di riuscirci, e di essere una persona coerente e combattiva.


giovedì 6 febbraio 2014

Sfatate miti, se ci riuscite



Sfatate questi due miti (o luoghi comuni):
1. i figli si ammalano sempre il fine settimana, o i giorni di festa
2. le caldaie si rompono SEMPRE d'inverno
(poi potrei aggiungere un punto 3, che però non mi riguarda particolarmente, ma che tocca molte mie amiche: le mestruazioni arrivano sempre nei momenti meno opportuni)

Dai, provate a dirmi che non è vero? Provateci!

Bene, erano giorni che pensavo e dicevo che "io non mi ammalo MAI!". A distruggere questa mia convinzione, ecco che lo scorso fine settimana inizia a scatenarsi qualcosa di non ben definito, che comincia con una voce molto poco femminile, fino a trasformarsi, via via, in tosse-febbre-raffreddore-solita sinusite.
Dall'altra parte del letto, F. attacca con l'antibiotico e al centro, la nana continua a prendere l'antibiotico, "perché, signora, sta meglio, ma prolunghiamo fino a domenica, perché sento ancora qualcosa" (ok, abbassiamo la testa, incurviamo le spalle, nana a casa fino a lunedì prossimo. Ma, almeno, siamo due donne serene in questo periodo, almeno).
Per cui, ritornando allo stato di salute dei genitori, F. sta andando a lavoro, imbottito di medicine, io, testa dura, a casa, in pigiama, senza prendere nessun medicinale se non tachipirina e spruzzate di fisiologica, e Marta a farmi compagnia.
I giorni scorsi uno straccio, oggi va meglio, pochi brividi, occhi "pisciati" e sempre un fazzoletto a portata di mano. Come cornicetta colorata (ve le faceva fare la maestra, le cornicette, alle scuole elementari?), s'è rotta la caldaia.
Ora, se non sei proprietario di casa, la nota positiva è che non devi spendere tu i soldi per la riparazione-sostituzione di pezzi; ma se non sei proprietario di casa, non puoi effettuare scelte, talvolta nemmeno su chi chiamare, e devi aspettare i tempi del capo. Conclusioni - ometto i vari passaggi -, il pezzo ci verrà sostituito lunedì mattina. Per fortuna non abitiamo in Piemonte. Per fortuna ieri e oggi sono state giornate in cui i termosifoni si potevano tener spenti…ma l'acqua calda….con una bimba che, anche se non si fa il bagno, viene lavata "a pezzi" collo, spalle, ombelico, piedi, faccia…con acqua fredda, d'inverno…mamma debilitata e papà che farebbe bene a non prendere freddo...brrrr! 
Sono riuscita a impietosirvi? Sappiate che abbiamo borsone pronto per impossessarci dei bagni di chiunque vorrà prendere a cuore la nostra causa (nel frattempo oggi pomeriggio saremo ospitati da un'amica vicina).


sabato 1 febbraio 2014

siamo a casa o in musical della Disney?


Questa è l'arte, da un mesetto a questa parte. Solo che ormai le canzoni le sappiamo a memoria, tutte e TUTTI (anche la signora del piano di sotto e quella che abita su). E se ci aggiungiamo le mosse, l'esercizio giornaliero per arrivare a eguagliare la cantante, quella disegnata, dai capelli bianchi e dalla treccia lunga (che si vorrebbe fosse fatta "pari pari" anche sulla sua chioma, ma…), abbiamo fatto bingo! Non vediamo l'ora che esca al cinema il prossimo film d'animazione. Nel frattempo ieri abbiamo visto "Cattivissimo me 2" (ma non abbiamo ottenuto lo stesso successo) e domani vedremo"Il mio amico Totoro".
Incrociate le dita per noi ('chè comunque con "Ponyo Ponyo Ponyo pesciolino tu" non ci è andata molto meglio…se pensate che era quella la canzone portante…argh!!!).

Riempirsi di bellezza

Io dico che abbiamo bisogno di fare cose belle , di riempirci di bellezza , di sottoporci a "pratiche positive", di respirare ari...