domenica 30 giugno 2013

imparare arte e mestiere

Perchè in tempi di crisi tutto è concesso...

trenta e qualche cosa

A volte va un po' così. Ci si alza storti, si va a letto, la sera prima, pensierosi. Poi, metti che aspetti quelle cose lì...metti ancora che tua figlia attacca un piccio megagalattico la mattina. Metti che è terminato il 10° mese e nulla si è sbloccato (dal punto di vista soldi). Metti che avresti tanto voluto festeggiare, ma non ti sei organizzata (e poi quando non prendi soldi, ti sembra inopportuno pensare a spese e a farti un regalo che comporti consumo di denaro, anche minimo). Metti che da sabato sarai disoccupata e che si comincia una nuova vita. E ancora metti che compi 36 anni e nelle foto si intravedono le prime RUGHE!

Capita, capita che il giorno del tuo compleanno non sia proprio quella che si dice una giornata fantastica. Per fortuna c'è F., che ha pensato bene di farmi uscire di casa (prima che i vicini chiamassero i rinforzi per dividere me e la nana che ci gridavamo in faccia - niente mani, solo parole urlate) e di proporre una serata pub nella città vecchia. Per cui aria, umori placati, sorrisi sulle labbra, birra e tagliere di salumi e formaggi, quattro passi e a letto presto, 'chè il giorno dopo ci saremmo dovuti alzar presto: ultimo giorno di asilo per la nana, ultimo giorno di lavoro per me...ta-ta-taaaaa!
Ho consegnato materialmente le mie dimissioni.
Sempre per alcuni dei motivi di cui sopra, ancora una volta non è stato facile: se pigiare "invio" solo per comunicare la mia decisione che si sarebbe attuata da lì a un mese è stata cosa difficile, ancor più è stato chiudere concretamente e definitivamente questo capitolo. Sarà che la fine avveniva dopo una serie di giorni lavorativi felici, fatti di rapporti e di cose belle, ma dover dire "ok, ciao X! io vado" non è stato un gioco da ragazzi. Il mio cuore è debole, per quanto fredda e acidognola sia e se una collega si commuove davanti a te, beh......!

In ogni caso...è fatta. Sono serena e piena di mille idee, progetti, persone da andare a trovare. Già con alcune proposte, che chissà si realizzeranno, e che mi fanno ripartire col piede giusto, con il cuore speranzoso.
E' un cambiamento importante, sicuramente, forse non me ne rendo conto del tutto (sarà che è concomitante all'estate, per cui mi sembra quasi di aver fatto domanda di ferie).
Io mi voglio vedere diversa, voglio avere fiducia, voglio credere che ce la posso fare.
Voglio sedermi a tavolino e stilare la lista delle cose da fare: ho delle illustrazioni da terminare, un paio da fare ex-novo, un progettino che è nella mia testa da circa tre anni; devo studiare, vorrei fare dei corsi di perfezionamento, esercitarmi, uscire, vedere mostre, comprare libri e albi illustrati. Disegnare, tanto, dal vivo. E guadagnare, cavolo! il mio conto corrente sente la mancanza, quanto me, dei soldi.
Non voglio frenarmi e farmi spaventare. E' facile nominare la parola crisi, è altrettanto facile farsi prendere dalla disperazione. Vorrei poter dire che le cose possono andare diversamente; vorrei poterlo raccontare a Marta. Vorrei dirle che nonostante le difficoltà, si può sorridere.


Anche la mia famiglia mi vuole diversa:

- Questa sostituisce la mia fantastica bicicletta da uomo anni 70...figa, vintage, scattante e leggera. Devo dire che anche questa è altrettanto leggera e figa. Diciamo che, nel regalarmela, la mia famiglia ha pensato soprattutto alla sicurezza della nana, visto che, su quell'altra, a mala pena arrivavo coi piedi per terra e per salirci, da quando c'è il seggiolino dietro, dovevo fare movimenti degni di un "saltatore di ostacoli". Su questo credo che potrò andarci vestita da donna, senza rischiare di fare figuracce strane.



- Buoni da "femmina", perchè la depilazione fai da te non sempre ti aiuta a ottenere ottimi risultati; e, ancora, una borsa non di tela credo sia un accessorio indispensabile per una 36enne con le rughe (d'espressione! d'esppressione!).


- Un albo illustrato (bellissimo) per ricordarmi di studiare :-)




sabato 22 giugno 2013

post poco laico

Non è un bambino barbuto il giorno della prima comunione. E' mio padre. Lui è un "diacono", da 25 anni. 
Il diaconato è il sacramento prima del sacerdozio; come diacono puoi essere sposato. Mio padre è sposato, e ha tre figlie, me e le mie due sorelle (con mia madre fanno quattro donne tra i piedi...!).
Scegliere di "fare il diacono" è una vocazione, come il sacerdozio (o come dovrebbe essere il sacerdozio).
Diacono = servitore. Mio padre ogni pomeriggio va in parrocchia per dare una mano e per la Messa (non la celebra lui, ma può leggere il Vangelo e fare l'omelia); chiesa ogni domenica mattina e presenza per tutte le celebrazioni importanti.
Lui avrebbe potuto sposarmi e battezzare Marta (come è successo con mia sorella piccola), ma io non ho voluto perchè oltre ad essere diacono, è marito e padre, volevo che fosse seduto accanto a mia madre, come tutte le famiglie "normali". Spesso mia madre si è trovata da sola (essere moglie di un diacono è dura, la vocazione la "subisci" anche tu, il percorso di accettazione è lungo...ora non so come funzioni nel caso in cui il partner non ne voglia sapere). E' un po' come essere sposati con un pastore protestante (ricordate seven heaven?). 

Tutto questo per dire che appartengo a una famiglia ad alto tasso religioso: una conversione che è avvenuta nel tempo, dopo la nascita mia e della seconda, e che ha coinvolto tutte noi. Mio padre ha abbandonato il suo lavoro di geometra per mettersi a studiare, prendere la laurea in Teologia e cominciare a insegnare Religione. E sì, in casa dei nonni c'è la Bibbia, ma non devi fare il segno di croce quando entri :-).
I miei catechisti sono stati...i miei genitori! Io ero l'unica bambina che non poteva fare filone a catechismo...forse per questo, dopo la Cresima, ho mollato la Parrocchia. Ho avuto il mio momento NO intorno ai 14 anni. A 19 anni ho scelto io di avere fede, ma con una consapevolezza più profonda, più seria, più vera. Non frequento la Parrocchia, ci sono tanti aspetti della Chiesa "umana" che non riesco a accettare, ma seguo un percorso spirituale, scoperto negli anni, e che credo sia quello giusto per me, per il mio modo di essere. 
Credo perchè...non lo so, ci credo, e non saprei dare altra risposta. E' una questione di anima, non di "regali ricevuti". Di riempimento, di serenità, di fede, di fiducia. Ma non sposerò mai un diacono...ah cavolo! sono già sposata! lui è un fonico...spesso è fuori la domenica e i pomeriggi...mi starà nascondendo qualcosa? :-)

mercoledì 12 giugno 2013

aggiornamenti dal sud

Dove eravamo rimasti? qui. Un gruppo di illustratori e scrittori pugliesi che hanno deciso di fare gruppo, di incontrarsi, di esplorare, discutere, creare occasioni di collaborazione. Illustratori e scrittori affermati o alle prime armi (io! io!).

A poco più di un mese la mostra ha traslocato. So che gli eventi si pubblicizzano prima dell'inaugurazione, ma per questioni di tempo non mi è stato possibile. 


In ogni caso, la mostra abiterà la libreria Svoltastorie fino al 27 giugno: durante il mese ci saranno presentazione di libri e laboratori per bambini curati da alcuni degli illustratori del gruppo "La Puglia racconta". Per aggiornamenti riguardo gli appuntamenti visitate la loro pagina facebook (ho inserito il link al nome).

Che dire...facciamo un punto della situazione. Giovedì ero felice, nell'allestire la mostra ero felice. Con il sorriso sulle labbra nel pensare che "mi sto muovendo anche io", se pure in piccolo, in questo settore. Felice di mettermi alla prova e confrontarmi con gente più avanti di me. Felice di crescere, e desiderosa di voler crescere tanto (sì, ok, a quasi 36 anni non c'è speranza di superare il metro e 58...). 

Dunque..qualche giorno fa ho preannunciato ai miei colleghi che andrò via....TA-DA! Presenterò le mie dimissioni a giorni. Ho voluto anticipare loro la mia decisione, per evitare di consegnare di punto in bianco un foglio. Non mi andava di annunciare la decisione con un foglio scritto da un avvocato. Ho pensato che era la cosa migliore, ne sono convinta tutt'oggi. Sono persone con cui non c'è stato solo un contatto lavorativo: in 8 anni si è costruito qualcosa di più, con alti e bassi.
Se pur convinta, è stata dura. Ma sono serena, è la cosa migliore. Ora devo rimboccarmi le maniche e cercare, pensare, COSTRUIRE. E' un momento critico in generale, è il momento in cui a me e Franc. viene chiesto di stringere i denti, di affrontare sconfitte, delusioni, di farci avanti, di non farci abbattere dallo sconforto. Non so bene cosa farò, non lascio perchè ho altro tra le mani (qualcuno di loro me lo ha anche chiesto). Lascio perchè devo crescere, perchè aspettare 10 stipendi è diventato troppo per me, perchè il lavoro mi piace, ma retribuito mi piace ancora di più; perchè è necessario "portare la pagnotta a casa".
Comincio a guardarmi intorno con un occhio diverso, con l'occhio di quella che ha effettivamente bisogno.
Nell'attesa e nella ricerca so che i miei sogni potranno iniziare a prendere consistenza. Lavorerò anche per questo. 





sabato 8 giugno 2013

ancora lei


Ci risiamo...è un periodo di grande s.m.s.(vedi qui e qui).
Non so perchè, ma sento di avere tanto nervosismo da dover scaricare, e l'unico modo che riesco a trovare è quello di arrabbiarmi con Marta. Sia chiaro: non di punto in bianco, non senza motivo. Lei dall'altra parte sembra particolarmente propensa a capricci e picci. Stanchezza? carattere? boh...
La tiritera quotidiana è questa:
1. lei "sbaglia": si impunta per qualcosa, non vuole mangiare, ha reazioni manesche, respinge il piatto, non mi ascolta per niente
2. Io la rimprovero fino ad alzare la voce. La minaccio di punizioni che puntualmente non riesco a attuare fino in fondo. Grido e, nel caso si tratti del pranzo, la faccio allontanare dalla sedia e dalla stanza. E qualche volta ci scappa uno schiaffo sul culetto (che non sortisce alcuna reazione disperata, bensì uno sguardo di sfida e una risposta adeguata).
3. lei urla di più, comincia a tirar calci contro porte o finestre. Fa' tutto quello che sa ci fa arrabbiare.
4. Io mi arrabbio. Poi trattengo (com'è dura!!!) e cerco di ignorarla.
5. lei si calma
6. io mi calmo.
7. lei si comporta come se non fosse successo nulla.
Ritorna a essere la bambina pacifica e scherzosa di sempre.E gioca, gioca a fare la maestra. Si arrabbia con le bambole imitando le sue maestre e probabilmente anche noi (intorno ha solo gente che grida...!).
le sue bambole sono tutte nude, tutte senza capelli

8. io, lo so che non si fa, non riesco a farmela passare subito. Conservo un po' il viso tirato.
9. cerco di parlarle, ma sembra non capire affatto il perchè della mia reazione e il perchè del suo urlare e scalciare. Oppure ripete quello che ha fatto, col sorriso sulle labbra. Non sembra la bambina di qualche minuto prima.

Io sono confusa (forse anche lei, perchè anche noi genitori soffriamo di sbalzi d'umore). Non capisco se è una normale fase di passaggio/crescita. Non so se è una contro-reazione a qualcosa che io/noi sbagliamo. E' quindi la conseguenza del nostro sapere o non sapere essere genitori...non lo so. So che mi destabilizza, so che prima di trattenere la calma devo urlare anche io. So che sto passando un periodo in cui il mio nervosismo inconsciamente viene fuori. So che....VORREI UNA TATA LUCIA O CHI PER LEI QUI! 


lunedì 3 giugno 2013

cose che si pensano a un concerto


Cosa centra un concerto, di Erica Mou, con la questione "tempo"?
Centra...centra. E volete sapere il perché?
Ad un certo punto dello spettacolo qualcuno, da dietro le quinte, spinge sul palco la stampa della tela di Dalí, La persistenza della memoria. I suoi orologi molli, per intenderci. L'immagine ha ispirato un pezzo suonato dalla sua band.
Orologi-tempo-riflessione...
[...]Il tempo meccanico, misurabile con gli orologi, è messo in crisi dalla memoria umana, che del tempo ha una percezione ben diversa[...]. Citazione da wikipedia.
Avevo Marta sulle mie gambe, che batteva le mani, portava il tempo con la testa e canticchiava quelle pochissimissime canzoni che conosceva. Il tempo si e' fermato: ho cercato di ricordare la prima volta che l'ho portata a un concerto....durante il primo mese di gravidanza, concerto degli Afterhours. Settimo mese di gravidanza un gruppo hard rock. Un anno e mezzo, concerto dei Marta sui tubi. Due anni Max Gazze'. E poi diversi gruppi locali. E stasera questo, in teatro. Al di là di quella che é la quantità di tempo che trascorriamo insieme, a volte poco, a volte tanto ma mal speso, sento che spesso riusciamo a fornirle stimoli che un giorno andranno a riempire la valigia di gusti, interessi, passioni...il suo bagaglio culturale, o meglio parte di esso, perché il resto se lo farà da sé. Cosí quando sfogliamo libri, vediamo un cartone, ascoltiamo musica, tendiamo a formare i gusti dei nostri figli...anche questa, oltre all'educazione, credo sia una bella sfida. E quindi anche un concerto diventa un'occasione importante per noi, anche se è sera, è tardi, siamo stanchi, vorremmo godercelo da soli e invece possiamo interagire con una nana di tre anni che sembra gradire la situazione.

Riflettevo ancora sulla questione quantità-qualità e pensavo che spesso, pur avendo molte ore a disposizione, va a finire che - sapendo appunto di avere tante ore con lei - le spendo veramente male, mi "concentro" poco su lei e su quello che le piacerebbe fare, dedicando tempo a quello che vorrei fare io e intervallando le mie occupazioni con piccoli momenti per lei, chiacchiere da stanza a stanza, giochi alla velocità della luce. Questa cosa non mi piace, per niente, ma ci ricasco sempre. Ora che si avvicinano le vacanze (saremmo già potuti andare a mare, ma il clima quest'anno, è intransigente!), ora che ha terminato il tempo pieno all'asilo, ora che io - questo dettaglio lo racconterò in seguito -, comincio a pormi il problema di come fare a sfruttare al meglio (non tanto al massimo) le ore "noi due". Capisco FINALMENTE che non sempre quantità  è sinonimo di qualità, che ce la posso-devo fare anche io. Capisco che devo chiudere un po' il pc e aprirmi a lei e ai suoi desideri. Questo non vuol dire annullarmi completamente, ma gestire meglio i tempi. Non è mai troppo tardi per imparare. CE LA POSSO FARE, LO POSSO FARE MEGLIO DI COME L'HO FATTO FINORA. 


Questo post avrebbe voluto partecipare al blogstorming di maggio, ma non ha fatto in tempo...:-P

Domande che richiedono preparazione

Dopo " da dove escono i bambini " siamo passati a " perché siamo fatti così? " (non è che esiste una puntata di Sia...